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Home a buon diritto

A metà degli anni ‘90 gli immigrati regolari in Italia erano poco più di 500mila, circa un decennio fa raggiungevano quasi il milione e mezzo. Da allora il ritmo di crescita è stato più rapido, cosicché oggi i regolari sono intorno a 4 milioni più, presumibilmente, un milione di irregolari. La società italiana è consapevole e attrezzata rispetto ai processi di cambiamento che si sono messi in moto (e che continueranno, e hanno una dimensione “globale”) nella fase delle migrazioni internazionali?

Il nostro ritardo nell’affrontare i problemi ha avuto conseguenze assai gravi: 1) il rischio che l’immigrazione si riducesse, nella percezione diffusa, a “questione criminale”; 2) l’introduzione nel nostro ordinamento di norme illiberali, capaci di far arretrare il sistema di diritti e di garanzie; 3) la cancellazione, o comunque la sottovalutazione, della presenza straniera come risorsa positiva e fattore di sviluppo. In proposito, valgano due esempi: la qualificazione dell’immigrazione irregolare come reato e l’aggravante “per clandestinità” (quest’ultima definita, poi, incostituzionale), con la quale non si andava a colpire un comportamento criminale bensì la mera condizione di migrante e di profugo non riconosciuti.

Ma non solo. Si pensi al numero delle persone stranieri nate e cresciute in Italia che ancora oggi non si vedono riconosciuta con facilità la cittadinanza italiana.
Evidenziare queste criticità e proporre delle soluzioni legislative in grado di superarle, è utile non solo per chi le vive in prima persona, ma per l'intera società.

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