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Adozione, ricerca delle origini, identità

1- Il racconto - Patrizia Conti 2- La ricerca degli adulti - Francesca Avon leggi tutto

Antiproibizionismo?
E perché no?

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ETEROLOGA LIBERA, L'ALBERO DELLA SCIENZA NON DA' LA FELICITA'
Luigi Manconi e Federica Resta
Ma la sentenza di ieri della Consulta sulla fecondazione eterologa è davvero – come scrive Nicoletta Tiliacos - una resa alla legge del desiderio (di genitorialità) e il segno di una subordinazione dell’umanità alla tecnoscienza? Ammettere la fecondazione con gameti esterni alla coppia significa effettivamente, per riprendere ancora Tiliacos, contrapporre l’egoismo tirannico del “diritto al figlio” al diritto del figlio alla certezza delle origini? E scardinare il valore della differenza sessuale e della certezza della filiazione da un uomo e una donna? Tentare di superare l’impossibilità biologica di procreare con il ricorso alla scienza equivale alla sconfitta del diritto rispetto al mercato e alla tecnica? Ovvero a un “travolgimento dell’aspetto generativo”, con il “rischio concreto di una deriva eugenetica” (così Riccardo Chieppa, intervistato su Avvenire)?

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"Terra di transito", questo non è un paese per migranti
In concorso al Bif&st, il Festival internazionale del film di Bari, il documentario di Paolo Martino sull'odissea dei profughi che il regolamento di Dublino obbliga a rimanere in un paese senza accoglienza né prospettive. Il viaggio di Rahell, fuggito dalla Siria, attraverso le testimonianze di chi spera di ricominciare
ALESSANDRA VITALI
BARI - "Se mi avessero ucciso in Afghanistan sarei stato fortunato, perché qui muoio ogni giorno". Morire ogni giorno signifca arrivare in un paese "dove pensavo di trovare più diritti", ottenere asilo, finire in strada "senza un alloggio, la possibilità di lavorare, un aiuto".
Una vita fatta di accattonaggio, dormitori, prigione, attesa infinita di andare via, altrove, ovunque purché via dall'Italia. Perché l'Italia "è un disastro, è la discarica dell'Europa" per gli immigrati che fuggono dalle guerre ma, una volta arrivati nel nostro paese, si trovano a combattere un'altra guerra, quotidiana, contro la burocrazia, l'assenza di strutture, i pregiudizi.

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                     AL BARI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL
 TERRA DI TRANSITO DI A BUON DIRITTO PER LA REGIA DI PAOLO MARTINO

Il dramma paradossale dei richiedenti asilo in fuga da Paesi in guerra, verso il  Nord Europa. Bloccati dove non vogliono restare: in Italia.
In concorso nella sezione documentari, il film prodotto dall’Associazione A Buon Diritto con Istituto Luce-Cinecittà. Anteprima assoluta al Festival il 10 aprile.


Inizia dal Festival di Bari, una città e un territorio simbolo nella storia delle migrazioni e dell’accoglienza, il viaggio sugli schermi italiani di Terra di transito, il docufilm di Paolo Martino, giovane reporter e documentarista, classe 1983, prodotto dall’Associazione A Buon Diritto con Luce-Cinecittà, che lo distribuisce per l’Italia, e che ha ottenuto il Patrocinio della sezione italiana di Amnesty International e il sostegno di Open Society Foundations.
Il tema delle migrazioni in Italia ed Europa, un tema urgente oramai da decenni, sottoposto ai tempi della politica – tra periodiche emergenze e perenni rimandi – e discusso tra spinte demagogiche e astrazioni statistiche, in Terra di transito viene declinato in una prospettiva spiazzante, a partire dal racconto di Rahell.

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Passaggio a livello 
L’elettroshock Renzi
Ubaldo Pacella
La politica italiana attraversa un elettroshock insospettabile: Matteo Renzi, il Gian Burrasca fiorentino, con il suo team di giovani, amici, sostenitori della prima ora costituiscono un’antinomia per l’esangue sistema socio istituzionale italiano.

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Il 5 marzo 2014 è stato approvato il disegno di legge che introduce il reato di tortura nell'ordinamento italiano.

Ecco il mio intervento in aula al Senato.

 

Lettera aperta al Ministro degli esteri Federica Mogherini sul caso di Roberto Berardi

Gentile signora Ministro Federica Mogherini,

nell'augurarle il miglior successo per la sua nuova attività, devo richiamare la sua attenzione su un'ulteriore questione che si va ad aggiungere alle troppe già presenti nella sua agenda.

In tutto il mondo, oltre 3.100 italiani si trovano detenuti nelle carceri di paesi stranieri, spesso in condizioni disumane. La sorte mi ha fatto incontrare uno di loro ed è di lui che qui le voglio parlare. Il suo nome è Roberto Berardi, è nato a Latina, ha 49 anni e tre figli.

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Attualmente tremila italiani si trovano detenuti in prigioni di paesi stranieri, spesso in condizioni disumane.

Uno di questi è Roberto Berardi. Un imprenditore edile originario di Latina con una lunga esperienza di lavoro in Africa. Nel 2008 ha costituito in Guinea Equatoriale una società che si chiama Eloba Costruzioni e, com'è uso in molti paesi africani, Berardi ha cercato un socio locale per avviare l'impresa e lo ha trovato in Teodoro Obiang Nguema Mangue (detto Teodorin), figlio del Presidente della Guinea Equatoriale.

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PASSAGGIO A LIVELLO
Renzi o del terrore del cambiamento.

Ubaldo Pacella
La politica italiana esprime, in queste settimane, un turbinio di considerazioni, una messe di allocuzioni più o meno icastiche, conflitti linguistici, distinguo accademici o invettive populiste da bar di paese, ben più che da salotti televisivi. Il tema del contendere sarebbe la proposta di legge elettorale soprannominata Italicum, scaturita da un accordo di massima tra il segretario del PD Matteo Renzi e il padre padrone di Forza Italia Silvio Berlusconi.

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Senza insulti
Appunti critici sulla strana idea che il professor Panebianco ha dell'accoglienza conveniente
Luigi Manconi
Va da sé che definire Angelo Panebianco "un razzista" è, prima ancora che un insulto, un'assoluta idiozia. Perché, oltretutto, rischia di compromettere la franchezza di una discussione e, quando necessario, di una critica che esigono la massima libertà, anche psicologica, in chi vuole contestare l'autore e i suoi argomenti con altri argomenti. Il tema della polemica è la politica italiana dell'immigrazione e, nell'affrontarlo (Corriere della Sera del 13 gennaio), Panebianco incorre, a mio avviso, in tre errori. Tutto l'articolo, infatti, sembra ruotare intorno all'opposizione inconciliabile tra accoglienza e convenienza. Il politologo definisce accoglienza "il dovere di accogliere i meno fortunati di noi", sostenuto da "certi cattolici" e da "un bel pò di laici; convenienza, invece, corrisponderebbe al "bisogno di contrastare l'invecchiamento della popolazione", e al "bisogno... di forza lavoro aggiuntiva e di nuovi consumatori".

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Marijuana di stato
Luigi Manconi
In un Foglio, che sembra ormai il Re Nudo dei magici anni 1970-75, con Giuliano Ferrara che canta Pollution E Foetus con una intensità come nemmeno Francolino Battiato, e con Maurizio Crippa che conversa di spiritualità con Alan e Jenny Sorrenti, è d'obbligo riprendere il discorso sull'antiproibizionismo in materia di derivati della cannabis indica. Intanto, e in omaggio al titolo di questa rubrica e all'inderogabile esigenza di chiamare le cose col loro vero nome, una preliminare questione di linguaggio. Nell'editoriale dell'8 gennaio scorso, il Foglio parla ripetutamente - per auspicarne l'attuazione - di "liberalizzazione" delle droghe cosiddette leggere. E' un errore semantico particolarmente grave, capace di determinare enormi equivoci. Liberalizzazione, infatti, corrisponde esattamente al regime in vigore oggi in Italia. Ovvero la possibilità di acquistare qualunque sostanza stupefacente, a tutte le ore del giorno e della notte, in qualunque via o piazza delle nostre città, presso uno dei numerosissimi esercizi commerciali illegali: gli spacciatori, cioè.

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Cannabis libera. Le ragioni del si
Sandro Gozi  Luigi Manconi
Uruguay “paese dell'anno”, secondo l'Economist. Chi l'avrebbe mai detto? Eppure, é  proprio grazie a quel Paese dell'America latina che gli ultimi giorni del 2013 e i primi del 2014 hanno portato all’attenzione generale la tematica della depenalizzazione dei derivati della cannabis. Una questione rimasta irresponsabilmente sotto traccia per troppo tempo. Il primo segnale positivo è arrivato proprio dall’Uruguay del presidente Pepe Mujica: dal 10 dicembre la vendita e il consumo di marijuana sono stati depenalizzati e sottoposti a un regime di legalizzazione. A un mese di distanza, dal gennaio di quest'anno, lo Stato americano del Colorado ha legalizzato il mercato della cannabis, al pari dello Stato di Washington, e molti prevedono che altri seguiranno (Oregon, Arizona e Michigan...). Ed è notizia di questi giorni che lo stato di New York, sull’onda dell’elezione a sindaco del liberale Bill de Blasio, intenda sperimentare l'uso terapeutico della marijuana (tutt'altra questione ma strettamente correlata, com'è evidente).

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Stop alle leggi carcerogene

Intervista a Luigi Manconi
il Manifesto 9 gennaio 2014

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