Pubblicato in Le notizie del portale a buon diritto il 27 feb, 2026

Il 5 marzo a Roma un incontro per ricordare Riccardo Magherini

Il 5 marzo a Roma un incontro per ricordare Riccardo Magherini | A Buon Diritto Onlus

La notte del 3 marzo del 2014 il trentanovenne Riccardo Magherini muore dopo essere stato fermato da una pattuglia di carabinieri tra le strade di Borgo San Frediano, a Firenze. Alcuni militari immobilizzano Riccardo sull’asfalto per oltre venti minuti: lo rovesciano prono a terra, gli portano le braccia dietro la schiena e bloccano i polsi con le manette. Nel frattempo, i carabinieri gravano sulla sua schiena fino a causarne la morte.

Il 15 gennaio del 2026, a distanza di quasi dodici anni, finalmente un po’ di giustizia è stata ripristinata da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. La Cedu ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini perché responsabile del decesso in quanto non c’era “l’assoluta necessità” di mantenere il fermato in quella posizione. La sentenza restituisce verità ai fatti relativi a quella morte.

È stata una sentenza significativa e importante – raggiunta grazie alla tenacia e alla perseveranza della famiglia e degli amici di Magherini e degli avvocati – che pone anche l’accento sulla necessità di formare e preparare le forze di polizia italiane e che rivela come l’inchiesta non sia stata effettiva e sufficientemente indipendente: la scelta di affidare gli accertamenti alla stessa arma dei carabinieri è una contraddizione che nega una elementare misura di garanzia.

Se pure il giudizio della Cedu è da accogliere con grande sollievo, quella di Magherini continua a essere una vicenda che ha ottenuto solo un pezzo di giustizia. Prima e dopo Magherini la stessa dinamica e manovra di fermo ha provocato le morti di Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Bohli Kaies, Arafet Arfaoui, Luca Ventre, Enrico Lombardo e altri ancora. 

Queste storie, come quelle di Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Massimo Casalnuovo, Aldo Bianzino, Michele Ferrulli, Dino Budroni, ma anche di Franco Mastrogiovanni, Bruno Combetto, Vincenzo Sapia, Andrea Soldi e Igor Squeo, sono accomunate da una costante: si tratta di cittadini che si trovavano sotto la custodia degli apparati dello Stato e invece di ricevere protezione e tutela hanno incontrato la morte.

Giovedì 5 marzo, alle ore 18:30, parleremo di tutto questo, e di quello che possiamo continuare a fare, presso La Berta Roma, in via Ciro da Urbino 16, in un incontro pubblico con Guido Magherini (padre di Riccardo), Fabio Anselmo (avvocato), Ilaria Cucchi (senatrice), Luigi Manconi (A Buon Diritto), Riccardo Noury (Amnesty International - Italia), Valentina Calderone (garante delle persone private della libertà personale di Roma).