Pubblicato in 2021, Le notizie del portale a buon diritto il 20 Apr, 2021

Un corridoio sanitario per Amir Labbaf

Un corridoio sanitario per Amir Labbaf | A Buon Diritto Onlus

Amir Labbaf, nato il 23 settembre 1979 a Qom, in Iran, nel suo paese si batteva per i diritti della minoranza religiosa Gonabadi Dervish. Per questo per quattordici anni è stato perseguitato, imprigionato e torturato otto volte.

Nel 2018 Amir riesce a fuggire e ad arrivare in Turchia dove chiede asilo politico, che però gli viene negato. Dopo la Turchia va in Grecia, a Lesbo, e per nove mesi resta recluso nel campo di Moria. Dopo essere riuscito a scappare da Moria lavora per tre mesi ad Atene guadagnando i soldi per continuare il viaggio. 

Attraversa Albania, Montenegro, Croazia, Bosnia, dove si trova tuttora. 

Il 28 giugno 2019 Amir è in Croazia e sta camminando ai bordi di una strada quando, per evitare una macchina che correva a una velocità folle e che altrimenti lo avrebbe investito, si butta di lato cadendo in un dirupo e riportando una grave lesione vertebrale. 

Pur se paralizzato il giorno dopo la polizia croata l’o preleva dal letto d’ospedale di Rjeka dove era giunto in gravi condizioni e, trattenendolo senza cibo e acqua e privandolo dello spray respiratorio, lo picchia, lo lascia nudo con solo le mutande addosso e lo trasporta al confine con la Bosnia gettandolo come immondizia tra i boschi.

Amir, nonostante il corpo semiparalizzato, striscia per ore fino a raggiungere, il giorno dopo, una strada laterale dove una persona lo vede e lo soccorre. Ora si trova a Sarajevo, su una sedie a rotelle. Il 28 febbraio 2021 ha iniziato lo sciopero della fame, conclusosi l'8 aprile. Ha presentato una richiesta di visto all'ambasciata italiana a Sarajevo, ma è difficile dire se la domanda verrà accolta e quando.

Riteniamo che Amir debba essere accolto in Europa dove possa finalmente chiedere asilo e vivere una vita in pace. Per questo ci uniamo all'appello per aprire un corridoio umanitario per Amir, come chiesto da Lorena Fornasir in una petizione che è possibile firmare qui. 

L'articolo del nostro presidente Luigi Manconi su La Stampa del 19 aprile 2021.