Pubblicato in 2021, Le notizie del portale a buon diritto il 10 Jun, 2021

"Noi due siamo uno", il libro sulla storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

"Noi due siamo uno", il libro sulla storia di Andrea Soldi, morto per un Tso | A Buon Diritto Onlus

Il 5 agosto 2015 è una giornata caldissima a Torino. Andrea Soldi, 45 anni, è seduto su una panchina in piazza Umbria. Andrea soffre di schizofrenia e quella di piazza Umbria è un po' la sua panchina, dove si rifugia quando i pensieri lo assalgono, dove trova conforto e si sente a casa.

Quel 5 agosto Andrea viene sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, un Tso, eseguito in modo violento ed erroneo da alcuni vigili urbani e dal personale medico. In quattro lo immobilizzano ammanettandolo e stringendolo con forza intorno al collo fino a fargli perdere i sensi. Nel trasportarlo sull'ambulanza lo tengono sdraiato sulla barella a pancia in giù, senza tentare di rianimarlo e senza preoccuparsi che fosse nella condizione di respirare. Andrea muore poco dopo in ospedale. 

Alla vicenda si è interessato il giornalista Matteo Spicuglia, che ha seguito a fondo il caso e che ha deciso di scrivere un libro, che si intitola "Noi due siamo uno". Partendo da quel diario il libro allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO e della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali.

Il 14 giugno alle ore 18 il libro, edito da add editore, verrà presentato in diretta facebook. L'autore, Matteo Spicuglia, dialogherà con il nostro presidente Luigi Manconi. Modera Federico Zappini di Libreria due punti. 

L'incontro sarà un'occasione per ricordare Andrea, per soffermarsi sulle bellissime pagine del suo diario, per parlare di salute mentale e di cura.

"Noi due siamo uno" è un libro prezioso, perché racconta la storia di Andrea Soldi e di troppi altri e altre Andrea. Di queste storie bisogna continuare a parlare: per evitare che la cura diventi omicidio colposo, per interrompere l'incubo degli abusi durante un Tso.


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