Pubblicato in 2015, Le notizie del portale a buon diritto il 25 Jun, 2015

Reato di tortura, Manconi risponde ad Alfano: La Diaz non è un capitolo chiuso

Reato di tortura, Manconi risponde ad Alfano: La Diaz non è un capitolo chiuso | A Buon Diritto Onlus

art. todayToday, 25-06-2015
Selene Cilluffo

Dopo le dichiarazioni del ministro degli Interni, il presidente della commissione diritti umani del Senato risponde ad Alfano: "Spesso si è creato un clima di connivenza nell'arma, che copriva l'agente responsabile di violenze, che mentiva e ometteva i dati"

Il ministro degli Interni Angelino Alfano lo ha detto con chiarezza, alla presenza del capo della polizia Alessandro Pansa: "Dobbiamo avere un reato contro la tortura in Italia ma non deve essere concepito come un reato contro le forze di polizia". Ma non si è fermato qui, definendo i fatti della scuola Diaz un "capitolo chiuso". A quelle dichiarazioni adesso risponde il presidente della commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi, nonché autore del disegno di legge che vuole introdurre nel nostro codice penale questo tipo di reato.

Alfano dice che nel suo disegno di legge il reato di tortura non deve essere concepito come un reato contro la polizia. Il suo ddl ha questa impostazione?

"Alfano ha ragione nel senso che non bisogna fare un ddl contro le forze di polizia. Il mio era fatto per tutelare il corpo dai propri membri 'infedeli'. Solo una legge che sia molto rigorosa nei confronti di quegli appartenenti alle forze di polizia (polizia di stato, penitenziaria, carabinieri e guardia di finanza) che sanzioni con rigore e severità gli atti di violenza, di illegalità, gli abusi, i comportamenti e i maltrattamenti inumani e degradanti, solo una norma così severa può impedire che il disonore in cui incorrono gli agenti che commettano simili violenze ricada sull'intero corpo. Non conosco mezzo più efficace, più intelligente di questo per salvare l'onore della divisa"

Il ministro degli Interni ha anche affermato che "non risultano casi di impunità in polizia o che il dipartimento polizia si sia messo a coprire". Secondo lei è così?

"La legge prevede che quando si dà luogo a un'azione giudiziaria l'inchiesta amministrativa si sospenda. Perché il giudizio del tribunale è più significativo, più forte della giustizia amministrativa interna. Dopodichè spesso è accaduto, posso fare un esempio, che una sentenza molto importante che ha condannato in via definitiva i responsabili della morte di Federico Aldrovandi non sia stata seguita a livello amministrativo da una sanzione altrettanto severa. Su questo il ministro ha proprio torto. Tuttavia non è questo il punto. A me interessa che i responsabili dei corpi di polizia siano i primi a volere indagini più penetranti e attente, cosa che non accade. Vorrei che quando si individua la possibilità che, per esempio, un carabiniere sia coinvolto in un atto di violenza, non scatti immediatamente il riflesso incondizionato per cui l'arma 'si serra come un sol'uomo attorno a quel collega'. Lo si difenda certo, con tutte le garanzie previste in Italia per i cittadini che sono indagati. La difesa 'come un sol'uomo' spesso diventa un messaggio di omertà all'interno del corpo. Per questo prima ancora della sanzione disciplinare mi interessa il comportamento, che dai gradi più alti fino ai compagni di azione, si trasmette. Abbiamo avuto mille circostanze in cui davvero si è creato un clima di connivenza, che copriva quell'individuo responsabile di un atto di violenza, che mentiva e ometteva i dati, che si rifiutava di rispondere. Questo è accaduto davvero decine e decine di volte"

Infine quello della scuola Diaz è un capitolo chiuso?

"E' tutt'altro che un capitolo chiuso. Non è un mistero che la Corte europea dei diritti umani emetterà altre sentenze simili a quella di pochi mesi fa a carico di componenti delle forze dell'ordine, responsabili di abusi, illegalità e violenze. Nei prossimi mesi e anni dovremo misurarci ancora con quel retaggio sanguinoso e doloroso del passato che è stato il G8 di Genova e che la classe politica italiana non ha voluto affrontare con radicalità, non realizzando una commissione d'inchiesta politica che indicasse le responsabilità e chiudesse quel capitolo. Lo abbiamo lasciato aperto dolorosamente e scandalosamente. Il risultato è che l'Europa ci richiama giustamente ai nostri doveri"