Pubblicato in 2022, Le notizie del portale a buon diritto il 22 dic, 2023

Trans-migranti: stigma e criminalizzazione delle donne trans* brasiliane

Trans-migranti: stigma e criminalizzazione delle donne trans* brasiliane | A Buon Diritto Onlus

Un approfondimento di Matteo Moi per il progetto Look Up, svolto da A Buon Diritto in collaborazione con Arcs culture solidali e finanziato dall'Agenzia italiana della gioventù.


Alla base della nozione di stereotipo vi è il cristallizzarsi di un pregiudizio o di unopinione, spesso negativa, che non tiene conto delle specificità e delle singolarità dei percorsi biografici e che si alimenta in maniera meccanica attraverso il passaparola o il ripetersi di una rappresentazione elevata a legge erga omnes. Sebbene risulti utile, data la sua immediatezza, in quanto facilitatore della realtà sociale, e il suo carattere descrittivo, lo stereotipo rappresenta una violenta rappresentazione di verità parziali - se non distorte - che, tuttavia, facciamo fatica a cogliere o che, in realtà, cerchiamo di allontanare dal nostro sguardo perché disinteressati a comprenderne la complessità e tutte le sue sfumature. Da notare, poi, come nella maggior parte dei casi un preciso stereotipo rappresenti l’elemento ultimo di una marginalizzazione sostanziale che trova nella rappresentazione mediatica l’unica fonte da cui trarre “conoscenza” di un dato fenomeno: i vari cinepanettoni all’italiana, ad esempio, offrono una chiara rappresentazione di un modello femminile a servizio del maschile e, con le medesime modalità e con lo stesso machismo predatorio, utilizzano lo stereotipo della donna trans proveniente dai paesi dell’America latina che si prostituisce a servizio dell’intrattenimento e della pseudo-comicità. In quest’ultimo caso, tuttavia, è interessante valutare il perché di una tale rappresentazione o, piuttosto, la sua attinenza alla realtà, tentando di offrire un’immagine, scevra di pregiudizi, della donna trans migrante in Italia e specificatamente proveniente dal Brasile. 

Propedeuticamente, risulta fondamentale, ai fini del presente contributo, interrogarsi sulla condizione delle persone LGBTQI+ in Brasile e, particolarmente, quella delle donne trans, per comprendere le ragioni che spingono, soprattutto quest’ultime, a migrare. Dal  2022 Country Report on Human Rights Practices: Brazil dell’US Department of State aggiornato al 2022 emerge un quadro relativo alla condizione delle persone LGBTQ+ assai critico: sebbene si registri dal 2017 una sostanziale riduzione dei casi di violenza contro la comunità, al contrario la violenza verso le persone transgenders risulta in costante aumento. Inoltre, la profonda discriminazione di cui sono vittime in misura maggiore le donne transgender, le spinge a cercare un impiego nel mercato del sesso: circa il 90% delle donne trans, infatti, sostiene come non vi sia possibilità di impiego alternativo, il che si traduce, spesso, in un ricorso a reti criminali e a trafficanti con cui le donne trans si indebitano, sia per garantirsi una sorta di protezione dalla violenza di strada, sia per poter concludere il percorso di transizione o sottoporsi a interventi chirurgici di affermazione del genere, divenendo così, impossibilitate a saldare il debito contratto, vittime di prostituzione coatta e, in alcuni casi, vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. 

Per quanto concerne il numero delle vittime, dai dati del Trans Murder Monitoring 2023, relativo al periodo tra ottobre 2022 e settembre 2023, emerge come il Brasile sia il paese con il più alto numero di omicidi di persone transgender al mondo: 100 morti su 321 totali, vale a dire il 31% del totale, e di questi la maggior parte, circa il 94%, sono donne transgender, a conferma di una certa violenza machista, oltre che transfobica, che plasma la cultura dominante. Nel report Murders and violence against Travestis and Trans People in Brazil del 2019, pubblicato da ANTRA e IBTE ed elaborato da Bruna G. Benevides e Sayonara Naider Bonfim Nogueira, viene specificato come i dati relativi alla condizione delle persone trans e travestis risultino sottostimati, per via della difficoltà nel monitoraggio e nella raccolta dei dati, ma si calcola che circa il 90% di queste dipendano ancora fortemente dalla prostituzione per sopravvivere, un tipo di realtà che non ha nulla a che fare con la questione tanto dibattuta - spesso con superficialità - dellautodeterminazione dei corpi e del sex-working, ma che risulta, al contrario, rispondente a una mancanza di opportunità di impiego alternativo, come già sottolineato. A ciò si aggiunga una percezione di insicurezza costante per almeno il 90% delle persone LGBTQI+ brasiliane - come emerge dal report di Benevides e Nogueira -, che spinge soprattutto le donne trans a ricercare una forma di protezione extra-istituzionale, assicurata con linganno da reti di sfruttamento della prostituzione, sia locali che internazionali: bisogna considerare, infatti, che la maggior parte dei crimini avviene in strada, di notte, e a opera di “presunti” clienti delle vittime, il che spinge sempre più donne trans o “travestis” nelle braccia dei trafficanti, considerati, per l’appunto, dei protettori. Spesso, poi, è la ricerca di un cunicolo attraverso cui fuggire e garantirsi una prospettiva di vita migliore e, dunque, la speranza a spingere queste donne a indebitarsi con i trafficanti, i quali permettono loro di giungere in Europa, ove la richiesta di capitale sessuale” è assai elevata e, come avverte la giornalista e attivista Carmen Bertolazzi, in costante crescita. 

LItalia risulta uno dei principali paesi di destinazione delle persone trans, nonostante l’elevato grado di transfobia, strutturata e sistemica, che caratterizza il nostro paese e che si traduce, spesso, in violenza barbara: i dati pubblicati dal TGEU, in occasione del Transgender Day of Remembrance (TDOR) 2023, pongono lItalia al primo posto in Europa per numero di omicidi di persone transgender, a pari merito con la Turchia. Dunque, una volta giunte in Italia - percepita, comunque, come contesto sociale assai più sicuro rispetto a quello di origine -, si ritrovano marginalizzate in un sistema profondamente transfobico, oltre che xenofobo, che le condanna a una condizione di sfruttamento, senza apparente possibilità di emancipazione, e di violenza - fisica o simbolica che sia. Nonostante la loro presenza sulle strade delle nostre città, l’invisibilità circonda le storie di vita di queste donne, percepite per lo più come strumento di piacere o, al massimo, motivo parodistico per le forme di intrattenimento nostrane. A una continua umiliazione derivante dallo stigma che le affligge, nonché alla mancanza di un supporto familiare, sociale, istituzionale, si accompagna una vittimizzazione secondaria che si aggiunge al trauma del viaggio e delle violenze vissute e che le incatena sempre più alla convinzione di non poter essere altro che un oggetto sessuale a servizio del maschile predatorio. A un’estrema e violenta oggettificazione della donna trans brasiliana si accompagna, al contrario, una totale inconsapevolezza della sua storia e una sua estrema invisibilità “politica”, avvertita, anche, dalla scarsità di ricerche sul tema: infatti, sebbene il fenomeno risulti quasi totalmente sommerso e, dunque, di difficile analisi, si registra unattenzione minima alla tratta che caratterizza i destini di molte donne trans brasiliane vittime di sfruttamento sessuale, al contrario di quella nigeriana e albanese, e, in questo senso, sarebbe opportuno incrementare l’impegno, nazionale e internazionale, volto alla comprensione del fenomeno e delle sue caratteristiche. 

A tentare di dar voce alle donne migranti transgender, prestando quotidianamente il proprio impegno e mettendo a disposizione le proprie risorse alle vittime di sfruttamento sessuale, vi sono alcune associazioni che, sparse sul territorio, risultano in molti casi l’unica possibilità di fuoriuscita dalla violenza della prostituzione coatta. Una delle difficoltà maggiori, tuttavia, è la realizzazione dell’incontro tra queste associazioni e le vittime, soprattutto perché quest’ultime ignorano l’esistenza di spazi organizzati dove poter chiedere aiuto e ricevere sostegno o perché temono per la propria sicurezza personale, in quanto costantemente sotto il controllo dello sfruttatore. Per far fronte a tale difficoltà, sono state organizzate e costituite unità di strada in grado di intercettare le vittime e le cui attività sono finalizzate a contrastare il fenomeno del traffico degli esseri umani e dello sfruttamento sessuale; inoltre, mettono a servizio delle vittime programmi di intervento volti allinformare - anche con lintento di prevenire -, assistere da un punto di vista medico - visti i tanti casi di donne risultate positive all’HIV -, supportare nel percorso di fuoriuscita dai canali della prostituzione coatta e assicurare percorsi di emancipazione e costruzione di unautonomia sostanziale. 

Su Roma, ad esempio, è attivo sin dal 1999 il progetto Roxanne e Oltredi Roma Capitale che negli ultimi anni ha ampliato il suo ventaglio di attività e azioni. Grazie a tale progetto e, soprattutto, attraverso lassociazione Ora daria, la quale realizza interventi di supporto mirati alle persone trans e offre loro accoglienza in strutture abitative protette, tra il 18 luglio e il 30 settembre del 2021 sono state intercettate 301 persone transgender vittime di tratta, per lo più di nazionalità brasiliana, confermando, quindi, l’esistenza di un ponte dello sfruttamento che collega il Brasile all’Italia.

Al fianco di Roma Capitale e alle rete che ruota attorno allorbita Roxanne, vi sono, poi, altre associazioni ed enti privati che garantiscono supporto legale e sanitario alle migranti trans esposte ai fenomeni della tratta e dello sfruttamento sessuale, nonostante la difficoltà nellintercettare e di comprendere, così, i caratteri di analogia che legano le diverse storie di vita a uno stesso fil rouge. Ci ò che emerge dallascolto di alcune testimonianze, tuttavia, è la convinzione comune a queste donne dellimpossibilità di trovare una fonte di sostentamento alternativo, perché la prostituzione - coatta o libera che sia - è per loro l’unica garanzia di sopravvivenza e, spesso, il modo più veloce, se non l’unico, per poter concludere il percorso di transizione.

Offrir loro una reale alternativa, valorizzando il sacrosanto diritto a un futuro migliore, dovrebbe essere, allora, al centro dell’agenda politica locale e nazionale, attraverso un maggiore sostegno alle realtà associative che, organizzate dal basso, si impegnano quotidianamente nellintercettare, nell’ospitare in case daccoglienza - i cui posti sono, tuttavia, insufficienti - e accompagnare le vittime nel percorso di emancipazione e autodeterminazione. Promuovere un sistema di supporto economico e legale alle vittime - spesso sprovviste di documenti -, così da permettere loro di fuoriuscire dalla rete criminale, dovrebbe essere un obiettivo pivotale delle istituzioni, così come investire in attività di sportello volte al garantir loro assistenza sanitaria, sia per la prevenzione contro le MST, sia per l’accesso a cure ormonali finalizzate alla conclusione del percorso di transizione. C, tuttavia, dovrà essere anticipato da azioni volte alla comprensione e allo studio di tale fenomeno, tenendo conto delle specificità dei flussi migratori alternativie delle persone coinvolte, della loro storia, provenienza e della loro condizione di partenza, così da  mettere in piedi una “struttura” - in primis culturale - che, orizzontalmente e verticalmente, sia capace di prevenire e rispondere al fenomeno sommerso, portando finalmente in superficie le storie di tutte quelle donne ancora fin troppo invisibili, seppur costantemente sotto il nostro sguardo disattento e disinteressato.