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Created Date Thursday, 12 October 2017
Modified Date Thursday, 12 October 2017
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La pena del suicidio. La normalizzazione della sofferenza

la pena del suicidioLa pena del suicidio. La normalizzazione della sofferenza nelle pratiche penitenziarie.

di Giovanni Torrente e Michele Miravalle


Discutere di suicidi, come noto, costituisce un tabù. In Italia, in particolare, il dibattito attorno al principio dell'autodeterminazione dell'individuo in materia di fine vita pare fortemente condizionato da opposte concezioni ideologiche che si traducono in posizioni identitarie da parte delle forze politiche in campo che, sino ad oggi, hanno, non solo impedito un intervento del legislatore in materia, ma di fatto contribuito a marginalizzare il dibattito sul tema.

In presenza di tali condizioni socio-politiche, è pressoché assente, da parte degli operatori del settore e della comunità scientifica, una valutazione costante della dimensione quantitativa e del significato del fenomeno nella sua veste ordinaria, quotidiana. Al riguardo, occorre segnalare come, per lungo tempo, il dibattito sulle strategie di intervento nei confronti dei fenomeni autolesivi sia stato relegato all'interno di un sapere medicoclinico, che ha prodotto una medicalizzazione di un tema che invece merita di essere analizzato attraverso una prospettiva pluralista. D'altronde, già gli studi pioneristici condotti da Emile Durkheim1 (1969) dimostrarono l'erroneità di un approccio esclusivamente individualistico. Il suicidio, come ampiamente dimostrato dalla letteratura contemporanea, è un fatto sociale, che coinvolge l'uomo e il suo ambiente di appartenenza. Di conseguenza, ogni analisi sul fenomeno, secondo la prospettiva qui suggerita, deve considerare l'individuo all'interno del quadro strutturale in cui egli si colloca

(...)

In Italia, il carcere è un luogo dove il rischio che si verifichi un suicidio è tra le 9 e le 21 volte superiore rispetto all’esterno.

Created Date Thursday, 27 July 2017
Modified Date Thursday, 27 July 2017
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Manicomio religioso. I richiedenti asilo cinesi in Italia

manicomio religioso

In un lunedì afoso di luglio del 2015 si presentano allo sportello legale di A Buon Diritto Onlus due giovani donne cinesi. Attendono educatamente il loro turno e, con fare timido, si rivolgono all'avvocato e all'operatore legale presenti quel giorno. In realtà tentano di farlo ma da subito si scontrano con una difficoltà non da poco: la lingua. Lo sportello di A Buon Diritto è operativo dal 2010 e conta sulla collaborazione a titolo volontario di quindici avvocati esperti in materia di immigrazione e, nello specifico, di asilo. Oltre a operatori legali con molta esperienza "sul campo".

Ogni anno vengono ricevute centinaia di persone che provengono da paesi molto diversi tra loro, parlano lingue spesso sconosciute e si arrabattano con l'inglese o il francese. C'è anche chi, invece, di lingue ne parla più di dieci e si improvvisa come mediatore - meglio dire traduttore - con i propri connazionali. La realtà dello sportello è caotica, vivace, un laboratorio continuo dove si mettono in pratica nozioni già acquisite e se ne apprendono sempre di nuove. L'arrivo di due donne cinesi nel 2015 è stata un'assoluta novità, fino a quel momento l'Asia per noi era rappresentata dai pakistani, dagli afghani e dai bengalesi. Ecco perché quella visita ci ha trovate del tutto impreparate. Da subito lo strumento utilizzato fu google translator senza il quale sarebbe stato impossibile anche solo immaginare la loro richiesta. E le prime ad avere l'intuizione di adoperarlo sono state proprio loro, sintomo del fatto che a Roma non avevano molte alternative per comunicare.

La sorpresa arrivò quando sullo schermo apparve in italiano la frase da loro digitata in cinese, che diceva letteralmente "chiediamo un manicomio religioso". La prima reazione fu di ilarità, era chiaro che le due donne non avessero bisogno di uno psichiatra, ma spesso ci troviamo ad affrontare vicende di persone con disagio psichico che necessitano di cure specialistiche e accoglienza specifica. Per questo motivo la parola "manicomio" ci aveva fatto sorridere e non sembrava del tutto fuori contesto. Ben presto ci apparve chiara la loro reale intenzione: stavano chiedendo protezione per motivi religiosi e probabilmente la parola era stata tradotta dal cinese in asylum e da qui in italiano in manicomio.

Quello fu l'inizio della nostra attività con i richiedenti asilo cinesi e nel report si trova il materiale da noi raccolto nel corso di questi due anni nelle città di Roma e Milano. Da novembre 2016, infatti, abbiamo cominciato a seguire per la preparazione al colloquio con la Commissione territoriale anche persone residenti a Milano.

Created Date Thursday, 09 March 2017
Modified Date Thursday, 23 March 2017
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Rapporto sui diritti civili e politici (2017)

Tra il 6 e il 10 marzo 2017 ha avuto luogo a Ginevra la sessione dello Human Rights Committee, l'organismo indipendente dell'Onu che monitora il rispetto della Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici (CCPR).

Durante la sessione gli Stati firmatari della Convenzione presentano dei Rapporti in cui evidenziano i progressi che sono stati compiuti nel campo dei diritti civili e politici. Anche alcune associazioni che operano nel campo dei diritti sono chiamate a redigere i loro rapporti ombra. La Commissione esamina tutti i rapporti e sottopone le proprie osservazioni conclusive agli Stati firmatari.

Quest'anno, in occasione della partecipazione dell'€™Italia ai lavori, anche A Buon Diritto ha presentato il suo Rapporto alternativo sullo stato dei diritti civili e politici nel paese.

Qui trovi il Rapporto in italiano Rapporto CCPR (IT)

Qui trovi il Rapporto in inglese Report CCPR (EN)

Qui trovi il riassunto del Rapporto in inglese Report CCPR - riassunto (EN)

Created Date Tuesday, 28 February 2017
Modified Date Wednesday, 01 March 2017
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Contenere la contenzione meccanica in Italia

contenerelacontenzione

Pubblichiamo la nostra ricerca "Contenere la contenzione meccanica in Italia. Primo rapporto sui diritti negati dalla pratica di legare coercitivamente i pazienti psichiatrici nei Spdc", a cura di Sergio Mauceri.

La contenzione meccanica, che consiste principalmente nel legare i polsi e le caviglie del paziente per immobilizzarlo al letto. È una pratica sconosciuta ai più nonostante sia molto frequente in moltissime strutture: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), i servizi di neuropsichiatria infantile, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa), i reparti di medicina e quelli geriatrici, i pronto soccorso, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), le case di cura private e le comunità terapeutiche. Si stima che nei reparti psichiatrici per acuti, in Italia, avvengono in media 20 contenzioni ogni 100 ricoveri. È un problema molto esteso quindi, che coinvolge migliaia di persone in tutto il Paese ogni giorno.

Created Date Wednesday, 25 January 2017
Modified Date Tuesday, 28 February 2017
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Sintesi del rapporto Contenere la contenzione

Sintesi del Rapporto di A Buon Diritto

contenerelacontenzione

Pubblichiamo la sintesi della nostra ricerca "Contenere la contenzione meccanica in Italia. Primo rapporto sui diritti negati dalla pratica di legare coercitivamente i pazienti psichiatrici nei Spdc", a cura di Sergio Mauceri.

La contenzione meccanica, che consiste principalmente nel legare i polsi e le caviglie del paziente per immobilizzarlo al letto. È una pratica sconosciuta ai più nonostante sia molto frequente in moltissime strutture: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), i servizi di neuropsichiatria infantile, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa), i reparti di medicina e quelli geriatrici, i pronto soccorso, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), le case di cura private e le comunità  terapeutiche. Si stima che nei reparti psichiatrici per acuti, in Italia, avvengono in media 20 contenzioni ogni 100 ricoveri. È un problema molto esteso quindi, che coinvolge migliaia di persone in tutto il Paese ogni giorno.

Created Date Wednesday, 05 October 2016
Modified Date Tuesday, 04 October 2016
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Rapporto della rete legale di supporto a via Cupa

rapportoB

Baobab: il trasito dei migranti e la negata accoglienza

La rete di supporto legale - realizzata da A Buon Diritto, Action Diritti in Movimento, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati e Radicali Roma - ha svolto un'attività di orientamento e tutela legale. Ecco un bilancio dei dati relativi alle persone intercettate a via Cupa e dei loro bisogni.

Created Date Friday, 03 June 2016
Modified Date Friday, 03 June 2016
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Abolire il carcere

Abolire il carcere ManconiScritto da Luigi Manconi, da Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia del diritto, da Valentina Calderone, direttrice di  A Buon Diritto e da Federica Resta, avvocata impegnata nel settore, Abolire il carcere illustra una serie riforme "ragionate e possibili" per cambiare: fra queste, la differenziazione delle pene, la depenalizzazione per i reati meno gravi, l'abolizione dell'ergastolo, l'applicazione di misure alternative a largo raggio, le sanzioni pecuniarie, l'esclusione dei minori dal carcere e la concessione dei domiciliari alle detenute con figli fino ai 10 anni.

“Abolire il carcere” non è una provocazione, come potrebbe sembrare a prima vista, ma una “ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini”.

Created Date Friday, 07 November 2014
Modified Date Friday, 07 November 2014
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Accogliamoli tutti

altAccogliere tutti. È questa l’unica politica efficace in materia di immigrazione. È la soluzione più utile e produttiva per gli immigrati, ma soprattutto per gli italiani. In questo pamphlet Luigi Manconi e Valentina Brinis dimostrano, con argomenti sempre basati sulla realtà dei dati e dei fatti, che l’arrivo di donne e uomini stranieri è un’opportunità di salvezza per una società invecchiata e immobile come la nostra, per il suo dissestato sistema produttivo e il suo welfare in crisi. Le politiche dei respingimenti e della repressione, dietro cui si cela spesso un’ostilità intrisa di xenofobia e tentata dal razzismo, sono disastrose perché contrarie alle esigenze profonde dell’economia e della società. Sono politiche costose, che favoriscono l’aumento della criminalità e il lavoro nero. 

Created Date Friday, 07 November 2014
Modified Date Friday, 07 November 2014
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L'articolo3: primo rapporto sullo stato dei diritti in Italia

Articolo3 presentazioneArriva il primo rapporto periodico sullo stato di attuazione dei diritti fondamentali della persona e delle garanzie poste a protezione delle minoranze. Pensato per valutare e «misurare» il riconoscimento o il mancato riconoscimento, l’effettiva attuazione o l’inosservanza, dei diritti e delle garanzie correlati al pieno esercizio delle prerogative fondamentali della persona: dalla libertà personale alla libertà di movimento, dalla libertà religiosa alla libertà sessuale, alla libertà dalle discriminazioni di qualunque origine e dalle violenze comunque motivate. Tra i temi trattati, disabilità, omosessualità e diritti, il pluralismo religioso, minoranze, migrazioni e integrazioni, profughi e richiedenti asilo, giustizia e garanzie, libertà di espressione e informazione, dati sensibili, riservatezza e diritto all’oblio. E ancora: la tutela dei minori, l’istruzione e la mobilità sociale, la libertà femminile e l’autodeterminazione, il diritto alla salute e la libertà terapeutica, le garanzie del lavoro e quelle del reddito, la protezione dell’ambiente.

Created Date Friday, 07 November 2014
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Quando hanno aperto la cella

altIn Italia in carcere si muore. Alcuni sono suicidi, altri no. E si può morire nel reparto detentivo di un ospedale, come Stefano Cucchi; per strada, come Federico Aldrovandi; legati mani e piedi a un letto di contenzione, come Franco Mastrogiovanni. Si può morire anche durante un arresto, una manifestazione di piazza, un trattamento sanitario obbligatorio.
Quando hanno aperto la cella porta alla luce le storie di persone che sono entrate in prigione, in caserma o in un reparto psichiatrico e ne sono uscite senza vita. Ricostruisce vicende processuali tormentate, in cui la tenacia di familiari e avvocati si è scontrata con opacità, omertà e, a volte, coperture istituzionali. Racconta di uno Stato che si ricorda di recludere, sorvegliare e punire, ma spesso dimentica di tutelare e rispettare gli individui che gli sono affidati.

Citrino visual&design Studio  fecit in a.d. MMXIV