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Should I stay or should I go? Report sulla Relocation

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“Should I stay or should I go?” vuole essere una piccola lente di ingrandimento sulle politiche migratorie europee degli ultimi tre anni.

Il report analizza nel dettaglio il programma di relocation (o ricollocazione), attivo tra il 2015 e il 2017, indagando in particolar modo la sua applicazione in Italia. Il presente lavoro è frutto di un anno di consulenza legale e monitoraggio da parte di A Buon Diritto, attraverso gli sportelli legali dell’associazione a Roma. Oltre al dato giuridico, il report si sofferma su tre casi particolarmente emblematici.

Uno strumento innovativo e atipico, la relocation, che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta nella gestione dei flussi migratori e delle domande di protezione internazionale nell’Unione europea.

Sin dalla nascita del sistema comune di asilo europeo, la priorità è sempre stata quella di stabilire criteri certi per l’individuazione dello Stato membro competente all’esame di una determinata domanda di protezione internazionale. A causa di un approccio molto restrittivo, i paesi di primo ingresso come Grecia e Italia si sono trovati a gestire un flusso rilevante di richiedenti asilo. Fino al 2015 nessuno strumento europeo si era invece soffermato sulla necessità di applicare concretamente i principi di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità, alla base delle politiche dell’Unione.

Da settembre 2015 a settembre 2017, invece, si è aperta una finestra in cui, al ricorrere di particolari requisiti, ogni Stato membro avrebbe dovuto acconsentire alla presa in carico di una quota dei 98.255 richiedenti asilo previsti da Grecia e Italia.

Il programma di ricollocazione non ha però soddisfatto le aspettative. Ad un anno dalla sua conclusione, solo un terzo dei trasferimenti ha avuto luogo.

Le cause del fallimento sono diverse e coinvolgono più livelli. Da un lato, è evidente una totale assenza di unità politica e solidarietà tra paesi membri. Pur in presenza di obblighi, ritenuti inderogabili anche dalla Corte di Giustizia, alcuni Stati si sono rifiutati di rispettare gli impegni presi, in nome di politiche identitarie e pericolose. Ancor più preoccupante appare la debolezza delle istituzioni europee nel settore dell’immigrazione. Dall’altro lato, anche l’Italia, con il consueto approccio emergenziale e poco lungimirante, ha messo in atto procedure di identificazione e trasferimento lunghe e complesse, che hanno influito sul buon andamento della relocation.

Eppure, il programma di ricollocazione ha avuto il merito di indicare una nuova via. Alcuni elementi di fondo sono stati trasferiti nella nuova proposta del regolamento Dublino IV, che avrebbe dovuto portare all’abolizione del criterio del primo ingresso e all’applicazione di un meccanismo automatico di ricollocazione dei richiedenti asilo in tutti gli Stati membri. Il testo è stato approvato a fine 2017 dal Parlamento europeo con una storica maggioranza, ma il Consiglio dell’Unione europea non ha ancora raggiunto un’intesa. Allo stato attuale, sembra molto difficile una sua approvazione.

“Should I stay or shoul I go?” è quindi il racconto di un esperimento che non ha raggiunto i risultati sperati, ma ha fornito numerosi spunti di riflessione sulla validità delle politiche comunitarie e italiane, cui guardare per affrontare il presente e il futuro.

 

Scarica qui il nostro rapporto Should I stay or should I go?

Pubblicato: Mercoledì, 25 Luglio 2018 13:25

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