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Francesco Mastrogiovanni

Francesco MastrogiovanniLa vicenda

Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare di 58 anni, muore dopo quasi 90 ore di contenzione nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, il 4 agosto 2009.

Il 31 luglio Mastrogiovanni viene prelevato da un gruppo di carabinieri, vigili urbani e guardia costa sulla spiaggia del campeggio Club Costa Cilento – Marina Piccola, mentre faceva il bagno, perché accusato di aver guidato ad alta velocità nella zona pedonale di Acciaroli (frazione di Pollica, in provincia di Salerno) intorno alle 23.30 della sera prima, e di aver tamponato alcune vetture la mattina stessa. In seguito a questi fatti, per Mastrogiovanni era stato disposto un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Come ha rilevato il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni, però, delle presunte violazioni del codice della strada non esiste alcun verbale e non è chiaro, per le divergenze tra le varie relazioni e annotazioni di servizio, se il sindaco di Pollica (comune nel quale Mastrogiovanni non era residente né si trovava al momento della cattura) abbia firmato l’ordinanza di disposizione del Tso prima o dopo la cattura dell’uomo e la convalida da parte dei medici.

Tuttavia, Mastrogiovanni viene indotto a uscire dall’acqua, sedato e portato nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca. Dopo un paio di ore, durante le quali non presenta comportamenti aggressivi, alle 14:24, mentre è immerso nel sonno dovuto agli psicofarmaci somministratigli, Mastrogiovanni viene legato polsi e caviglie al letto da due infermieri e gli viene applicato un catetere. Da questo momento in poi, per oltre tre giorni, non riceverà né cibo né acqua, ma verrà solamente idratato attraverso alcune flebo di soluzione fisiologica e glucosata. Sebbene tutte le linee guida riguardo alla contenzione ne prevedano il ricorso in sola via eccezionale e stabiliscano un continuo monitoraggio e altre misure atte a tutelare l’integrità fisica del paziente, non una di queste disposizioni viene messa in atto. Mastrogiovanni resterà legato a quel letto da vivo per 82 ore, durante le quali quasi nessuno, tra medici e infermieri, gli si avvicina o sembra accorgersi delle condizioni sempre più preoccupanti del suo stato fisico, e soprattutto delle crescenti difficoltà respiratorie. Una sola volta, in questo lasso di tempo, gli vengono cambiati il pannolone e le lenzuola, e una sola volta viene sommariamente lavato. Della morte, avvenuta intorno alle 2 del mattino del 4 agosto, il personale sanitario se ne accorgerà solo cinque ore dopo.

Come rileverà l’autopsia, il decesso sopraggiunge per un edema polmonare acuto come diretta conseguenza delle modalità con cui era stata effettuata la contenzione fisica.

Il processo

Il processo è stato aperto nel 2010 presso il Tribunale di Vallo della Lucania: il pubblico ministero Francesco Rotondo aveva contestato a diciannove tra medici e infermieri i reati di morte come conseguenza di altro delitto, sequestro di persona e (per i soli medici) di falso ideologico in atti pubblici, oltre alla sospensione dalla professione per tutti gli imputati. Tale sospensione viene in effetti disposta come misura cautelare, per quattordici degli imputati, dal giudice per le indagini preliminari. La misura sarà poi revocata dal Tribunale del riesame di Salerno e infine ripristinata dalla Cassazione penale, in seguito al ricorso presentato da Rotondo. Nel frattempo, in merito alla vicenda di Mastrogiovanni, la commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale aveva ascoltato il direttore del Dipartimento sanitario della Asl di Salerno Luigi Pizza: le risposte non sono esaustive, ma la Asl decide infine di costituirsi parte civile al processo.

Il processo di primo grado, portato a compimento dal pm Renato Martuscelli, nel frattempo subentrato a Rotondo, si è concluso il 30 ottobre 2012. Il giudice Elisabetta Garzo ha condannato cinque dei sei medici - Michele Di Genio, Raffaele Basso, Rocco Barone, Americo Mazza e Anna Ruberto- a pene comprese fra i tre e i quattro anni e all’interdizione dall’esercizio della professione per cinque anni, per sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto e falso in atto pubblico. Il sesto medico, Michele Della Pepa, riconosciuto colpevole solo di sequestro e falso in atto pubblico, è stato condannato a due anni di reclusione. Gli infermieri sono stati tutti assolti.

Poco più di un mese prima, l'Espresso, su richiesta della famiglia di Mastrogiovanni e tramite l'associazione a Buon Diritto, aveva reso pubblico il video, ripreso dalla telecamera di sorveglianza dell'ospedale, che mostra minuto per minuto l'agonia dell'uomo.

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