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Le Storie

Massimo Casalnuovo

Massimo CasalnuovoLa vicenda

Il ventiduenne Massimo Casalnuovo muore il 20 agosto 2011 mentre percorre in motorino le vie di Buonabitacolo, in provincia di Salerno. Intorno alle 20.30 Casalnuovo, dopo aver riparato il suo scooter nell'officina in cui lavora, sta per tornare a casa.

Sulla strada principale del paese, via Grancia, si trovano due carabinieri con la macchina di servizio, un “posto di controllo volante” disposto in seguito alla richiesta presentata al sindaco da parte di alcuni cittadini di effettuare maggiori controlli sui motorini rumorosi e potenzialmente modificati. I carabinieri, in quel momento, sono fermi in uno spiazzo subito dietro a una curva e hanno spento le luci lampeggianti della vettura: si trovano in una posizione, dunque, poco visibile.

I due carabinieri avvertono l'arrivo del motorino di Casalnuovo e uno di loro con la paletta d’ordinanza si pone in mezzo alla strada, subito dietro alla curva, per intimare l’alt al veicolo. Casalnuovo, senza casco, esce dalla curva e oltrepassa il militare, forse perché vuole evitare il controllo, forse per non investire l’uomo che gli si para davanti improvvisamente. L’altro carabiniere, il maresciallo G.C., in quel momento sta redigendo il verbale di sequestro del motorino di due ragazzi fermati poco prima perché senza casco. Non appena vede Casalnuovo oltrepassare il collega, G.C. rincorre il giovane che dopo pochi metri cade dal motorino, sbatte il petto contro un muretto e perde la vita.

Secondo la dichiarazione dello stesso G.C., egli avrebbe inseguito il ragazzo per leggere la targa del veicolo, ma quest’ultimo lo avrebbe quasi investito (o avrebbe cercato di investirlo) perdendo così il controllo del mezzo. La sua versione, però, è contraddetta dalle dichiarazioni rilasciate dai testimoni oculari, in particolare da quella resa da Elia Marchesano, uno dei due ragazzi fermati dai carabinieri subito prima dell’arrivo di Casalnuovo. Marchesano, infatti, dichiarerà di aver visto distintamente il maresciallo G.C. sferrare un calcio al veicolo di Casalnuovo - in seguito al quale il giovane avrebbe perso il controllo del motorino - provocandone così la morte.

Il processo

Su questi basi, è stato aperto un procedimento giudiziario che ha visto G.C. imputato per omicidio preterintenzionale e danneggiamento aggravati. Il 5 luglio 2013, il maresciallo è stato assolto in primo grado con formula dubitativa. Il giudice Enrichetta Cioffi, infatti, non ha ritenuto credibile la deposizione di Marchesano, in quanto a suo parere egli sarebbe stato indotto dal padre a calunniare G.C. Subito prima di testimoniare, come riportato dall’annotazione di servizio di un brigadiere accorso sul posto, il padre lo avrebbe infatti incoraggiato con queste parole: “ Mi raccomando, racconta i fatti come sono avvenuti, di’ che il maresciallo ha dato un calcio al motorino”.

Nell’appello contro la sentenza di assoluzione, il legale della parte civile ha voluto evidenziare come, nei fatti, la testimonianza di Marchesano sia avallata da un’altra testimonianza, quella di Vincenzo Rinaldi. Rinaldi, un residente capitato sul luogo subito dopo i fatti, avrebbe visto Casalnuovo riverso a terra e Marchesano pronunciare ripetutamente: “è stato lui, è stato lui” all’indirizzo di G.C. Inoltre, sia Marchesano che Emilio Risi, il giovane fermato insieme a lui dai carabinieri, hanno testimoniato di aver udito nettamente il rumore di plastica rotta della carena del veicolo prima dell’impatto contro il muretto: nel momento, dunque, in cui il maresciallo avrebbe sferrato il calcio al motorino. Il legale ha voluto inoltre far presente come il ritrovamento di micro tracce di materiale proveniente dallo scooter sotto la suola della scarpa destra del maresciallo si possa ricondurre solamente al contatto diretto con la scocca del motorino: G.C., infatti, secondo la ricostruzione fatta attraverso le testimonianze, non avrebbe calpestato il manto nel luogo dello scarrocciamento del veicolo. L’ipotesi del calcio, per di più, trova riscontro anche nell’abrasione di probabile origine gommosa ritrovata sul ciclomotore, come evidenziato dalla perizia della polizia stradale intervenuta sul luogo dell’incidente.

La famiglia di Massimo, nell’attesa dell’apertura del processo di appello, gestisce il sito www.massimocasalnuovo.it. La vicenda, inoltre, è raccontata nel documentario “ Mi chiamo Massimo e chiedo giustizia” di Dario Tepedino ed Elisa Ravaglia.

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