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Le Storie

Riccardo Magherini

riccardo magherini

La vicenda

Riccardo Magherini, 39 anni, muore a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014. Quella sera del 2 marzo Magherini è a cena fuori con alcuni conoscenti. Si trova in Borgo San Frediano quando, in stato di agitazione, si aggira per il quartiere gridndo di essere stato derubato del portafogli e del cellulare. Teme di essere inseguito: entra in una pizzeria dove si recava spesso e prende il cellulare di un cameriere. Uscendo di corsa rompe una vetrina del locale. A quel punto sale sull’auto di una ragazza che però riesce a farlo scendere; cerca di entrare in un’altra pizzeria e poi va via. La pattuglia di carabinieri, che è stata chiamata nel frattempo da qualcuno, trova Magherini per strada. I carabinieri gli si avvicinano, il giovane non oppone resistenza, ma a un certo punto, intimorito, si allontana. Nel frattempo arriva una seconda pattuglia: i carabinieri cercano di immobilizzarlo. In quattro lo tengono bloccato, disteso sull’asfalto. Magherini è così a terra, a pancia in giù. Grida, è impaurito, ma i carabinieri continuano a tenerlo fermo. Da un palazzo un testimone gira un video con il cellulare; assistono alla scena anche alcune persone affacciate alle finestre e alcuni passanti. I tabulati telefonici del 112, 113 e 118 permettono di ricostruire meglio quella notte. All’1.21 i carabinieri chiamano il 118 dicendo che sono intervenuti su un uomo “che sta completamente fuori, a petto nudo, e urla”. Evidentemente l’ambulanza non trova la strada perché dieci minuti dopo i carabinieri richiamano il 118 dicendo di sentire le sirene ma che nessuno è ancora arrivato e che l’uomo continua a non calmarsi. All’1.34 uno dei volontari dell’ambulanza chiama il 118 dicendo di essere sul posto e che l’uomo è bloccato da due carabinieri che gli stanno sopra perché continuava ad agitarsi; chiede l’intervento di un medico per sedare la persona a terra. All’1.44 giunge una seconda ambulanza: il medico a bordo trova un uomo non da sedare ma inerte, bisognoso di un massaggio cardiaco. Alle 2.12 il medico chiama il 118 per comunicare che il ragazzo immobilizzato dai carabinieri è in arresto cardiaco. A quel punto l’ambulanza si dirige, con a bordo Riccardo, all’ospedale di Santa Maria Nuova dove arriva alle 2.25. Per altri venti minuti continua il tentativo di rianimazione. Alle 2.45 viene constatato il decesso.

Il processo 

All’indomani della morte di Magherini sono state diffuse alcune notizie che comprendevano giudizi infamanti riguardo la sua persona. In una conferenza stampa al Senato il 23 aprile 2014 Luigi Manconi, presidente della Commissione per i Diritti Umani e Fabio Anselmo, legale della famiglia Magherini hanno mostrato alcune foto del cadavere di Riccardo e un video inedito dell'arresto, e hanno definito poi quella di Riccardo una “seconda morte”, perché oltre alla morte fisica c’è stata la subito successiva stigmatizzazione della vittima. Manconi ha annunciato un’interrogazione parlamentare, Anselmo ha dichiarato che in molti testimoniano di aver visto che Riccardo veniva preso a calci e riferiscono alcune circostanze inquietanti. Il fratello di Riccardo, Andrea Magherini, ha lanciato un appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il pm Luigi Bocciolini all’indomani della morte di Magherini aveva aperto un fascicolo per spaccio e morte in conseguenza di altro reato. Ma la famiglia e gli amici hanno preteso che sul cadavere di Riccardo fossero fatti accertamenti e dopo il funerale non hanno proceduto con la cremazione per disporre l’autopsia.

Nell'aprile del 2014 la Procura di Firenze indaga nove persone per la morte di Riccardo: quattro carabinieri per omicidio preterintenzionale e cinque sanitari per omicidio colposo. A maggio vengono aggiunti al registro degli indagati anche due centralinisti del 118 con l’accusa di omicidio colposo in concorso. Al centro dell’inchiesta c’è il presunto eccesso di violenza dei militari al momento del fermo e il modo in cui Magherini è stato immobilizzato: secondo i familiari Riccardo sarebbe stato “immobilizzato con un uso della forza non previsto e contemplato nelle tecniche di immobilizzazione delle forze dell’ordine, fra cui: presa e stretta del collo con le mani; calci ai fianchi-addome anche nel momento in cui era già steso prono a terra; prolungata pressione di più agenti sul corpo, compreso il tronco, che era in posizione prona sull’asfalto”; inoltre da poco prima che arrivasse la prima ambulanza a quando è arrivata la seconda con l’avvio delle manovre di soccorso Riccardo era già “totalmente silenzioso e immobile”. Nonostante questo i quattro carabinieri avrebbero continuato a tenere Riccardo immobilizzato nella medesima posizione, esercitando pressione sul dorso. Nel verbale dei consulenti tecnici del pm, degli indagati e della famiglia Magherini si legge che le cause della morte di Riccardo sarebbero "legate a un meccanismo complesso di tipo tossico, disfunzionale cardiaco e asfittico“.


Il 9 giugno 2014 i familiari del giovane hanno presentato un esposto in cui denunciano il depistaggio e l’insabbiamento delle indagini. Alcuni testimoni infatti sostengono che la loro testimonianza non sia stata adeguatamente ascoltata o che la loro deposizione non sia stata verbalizzata integralmente. Una testimone ha scritto all’avvocato Fabio Anselmo che i carabinieri che hanno raccolto la sua deposizione hanno usato un tono minaccioso e arrogante e che l’avrebbero accusata di essere stata immorale, perché invece di recarsi in caserma subito dopo l’accaduto a testimoniare di sua spontanea volontà, aveva rilasciato interviste in giro. I familiari di Riccardo denunciano poi la mancanza di alcune telefonate del 118 che loro stessi hanno ottenuto dalla Asl e non dalla Procura. Al riguardo si è pronunciata Amnesty International Italia mediante il suo direttore, Gianni Rufini, che ha chiesto al ministro dell’Interno Alfano di far sì che si faccia luce su quanto è stato denunciato da parenti e testimoni.
Su facebook è stato creato un gruppo dagli amici di Riccardo a cui hanno aderito già alcune migliaia di persone. Inoltre, sempre su iniziativa di familiari e amici, è nata l’associazione Riccardo Magherini per aiutare i bambini impegnati nello sport.
L'8 gennaio 2015, nel Palazzo di Giustizia di Firenze, si sarebbe dovuta svolgere l'udienza preliminare. Quest'ultima è stata invece aggiornata al 3 febbraio a causa della presentazione di nuove e aggiuntive consulenze tecniche e medico-legali preparate dai consulenti di tutte le diverse parti.  Il 3 febbraio 2015 il giudice dell’udienza preliminare Fabio Frangini ha rinviato a giudizio i 4 carabinieri e i 3 volontari della Croce rossa accusati di omicidio colposo. Uno dei carabinieri è stato rinviato a giudizio anche per percosse: avrebbe sferrato alcuni calci a Magherini mentre costui era a terra ammanettato.


Il processo, che ha avuto luogo a Firenze l’11 giugno 2015, è però stato aggiornato al 14 luglio. Da metà ottobre comincerà l'istruttoria. L'udienza dell'11 giugno è stata sospesa dopo la presentazione di un'eccezione per una mancata notifica a uno dei quattro carabinieri, imputati per il reato di omicidio colposo. Il legale della famiglia Magherini, l'avvocato Fabio Anselmo, ha presentato istanza al giudice Barbara Bilosi affinché il pm Luigi Bocciolini cambiasse il capo di imputazione da percosse a lesioni gravi per uno dei quattro carabinieri. La richiesta, che era stata respinta dal sostituto procuratore, è stata ripresentata al giudice Bilosi alla vigilia della prima udienza del processo.
Il 14 luglio alle ore 13 al Palazzo di Giustizia di Firenze si è tenuta la seconda udienza del processo.

 

 

 

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Pubblicato: Martedì, 04 Novembre 2014 18:12

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