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Federico Aldrovandi

FEDERICO ALDROVANDILa vicenda

Federico Aldrovandi muore all’alba del 25 settembre 2005 in una strada di Ferrara. Il ragazzo, da poco diciottenne, aveva trascorso la serata a Bologna insieme ad alcuni amici. Rientrato intorno alle 5 del mattino, Aldrovandi si trova nei pressi di viale Ippodromo quando incontra la volante Alpha 3 con a bordo gli agenti Enzo Pontani e Luca Pollastri. Tra il giovane e i due agenti nasce uno scontro, di cui ancora non si conoscono i motivi, a seguito del quale viene chiamata anche la volante Alpha 2, con a bordo gli agenti Paolo Forlani e Monica Segatto. Unica testimone oculare decisa a testimoniare al processo è Annie Marie Tsague, camerunense residente in viale Ippodromo, che dalla finestra della sua abitazione assiste ad alcuni momenti della colluttazione: affermerà poi di aver visto tutti e quattro gli agenti usare dei "bastoni" contro il giovane.

Federico Aldrovandi muore per un'apossia-asfissia posturale su cui si è innestato un ematoma al fascio di His, vale a dire soffocato dallo schiacciamento del torace dovuto al peso dei poliziotti saliti sul suo corpo per immobilizzarlo. L’autopsia rileverà ben 54 lesioni, ognuna delle quali, secondo la sentenza di primo grado, avrebbe potuto dar corso a un singolo procedimento penale. La morte sarà constatata alle 6.45 dal personale sanitario giunto nel frattempo sul posto ma la famiglia Aldrovandi sarà avvisata solamente alle undici di mattina. L’intera vicenda assume particolare rilievo mediatico solo qualche mese più tardi, grazie alla decisione della madre di Federico, Patrizia Moretti, di aprire un blog per raccontare la storia della morte del figlio. Si crea così una grande mobilitazione: il 19 gennaio la deputata Titti De Simone promuove un’interrogazione parlamentare sul caso. In questa occasione Carlo Giovanardi, allora ministro per i rapporti con il Parlamento, fornisce una ricostruzione dei fatti - poi dimostrata totalmente difforme dalla realtà - in cui difende l’operato degli agenti evidenziando però un elemento fino ad allora sconosciuto: sul corpo di Federico Aldrovandi sono stati rotti due manganelli.

Il processo

Il processo è stato aperto nel 2007: il 6 luglio 2009 il Tribunale di Ferrara ha condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi i quattro agenti imputati per “eccesso colposo in omicidio colposo”. In questa sede viene inoltre stabilito che le minime quantità di sostanza stupefacente assunte dal giovane non avevano avuto alcuna parte nel decesso. Il 9 ottobre 2010 si è chiuso il processo civile in seguito a un accordo con il ministero dell’Interno, per il quale alla famiglia è stato riconosciuto un risarcimento di 2 milioni di euro in cambio della rinuncia a costituirsi come parte civile nel proseguimento del processo. Patrizia Moretti ha voluto sottolineare l’alto valore simbolico dell’accordo, con cui lo Stato ha riconosciuto la colpevolezza degli agenti come propri dipendenti. Dopo la conferma della condanna da parte della corte d’Appello di Bologna, il processo si è chiuso il 21 giugno 2012: la Cassazione ha confermato la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, e il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha disposto che i sei mesi residui, tolto l'indulto, dovranno essere scontati in carcere in quanto i condannati non hanno mai dato prova di pentimento e non hanno mai collaborato per arrivare a un pieno accertamento della verità. La sola Segatto ha poi ottenuto la commutazione della pena in regime di arresti domiciliari, in base al decreto Severino. Il 27 marzo 2013, per esprimere solidarietà agli agenti condannati, il sindacato di polizia COISP ha manifestato sotto l’ufficio di Patrizia Moretti, che ha successivamente sporto querela.
Nel marzo 2015 la Corte dei Conti ha condannato i quattro agenti a risarcire lo Stato con 560 mila euro.
 
Parallelamente è stato aperto un secondo processo, noto come Aldrovandi bis, a carico di quattro agenti di polizia accusati di aver pilotato le indagini riguardati la morte del giovane allo scopo di proteggere i colleghi. Il procedimento si è concluso nel giugno 2014: la Corte di Cassazione ha annullato, per avvenuta prescrizione, la condanna a dieci mesi di reclusione, già confermata in Appello, dell’agente Marco Bulgarelli per rifiuto d’atti d’ufficio e favoreggiamento personale. La condanna di Marco Pirani a otto mesi, per rifiuto d’atti d’ufficio, è stata invece confermata. Luca Casoni, l’unico imputato a non aver richiesto il rito abbreviato, è invece stato assolto in primo grado.
 
Per la sua attività di testimonianza, Patrizia Moretti è stata querelata per diffamazione dal pm Mariaemanuela Guerra, prima ad aver coordinato le indagini sulla morte di Federico; da tale accusa è stata assolta nel 2013.
La vicenda di Federico Aldrovandi è raccontata nel documentario. “ È stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati.
 

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