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Morte di Dino Budroni, processo di appello a rischio prescrizione

Dino Budroni29 marzo 2018

di Gaia Romeo (A Buon Diritto)

Si teme che finisca in prescrizione, dopo l’ennesimo rinvio, il processo per la morte di Dino Budroni. L’uomo, 40 anni, era morto all’alba del 30 luglio 2011, ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da una volante di polizia sul grande raccordo anulare di Roma. Budroni, alla guida della sua vettura, era stato inseguito da due volanti fin dalla zona Tuscolana, dove era stato segnalato al 113 per minacce e danneggiamenti, avendo battuto colpi e danneggiato il portone dell’abitazione in cui si trovava la sua fidanzata. Il primo grado si era concluso nel luglio 2014 con l'assoluzione dell'agente che aveva esploso il colpo, Michele Paone, a cui era stato riconosciuto l’uso legittimo delle armi.

Eppure il processo di appello sembrava essere partito sotto altri auspici. Già durante la prima udienza, nell’aprile 2016, la Corte, e soprattutto il presidente del collegio Andrea Calabria, aveva aperto alla possibilità di riqualificare, come chiesto dai familiari di Budroni, l’ipotesi di reato da omicidio colposo a omicidio volontario. In questo senso, determinante risulterebbe l’esame di un audio della polizia, in cui, secondo quanto sostenuto dal legale della parte civile, Fabio Anselmo, e dalla testimonianza di due carabinieri, si sente chiaramente il rumore dei due colpi di pistola sparati a macchine ferme.

Il contrario di quanto era stato ricostruito in primo grado: in quella sede infatti era stato stabilito che Paone aveva esploso i due colpi durante l’inseguimento, mirando agli pneumatici, per interrompere una “grave e prolungata resistenza”. Se questa ipotesi dovesse essere smentita, verrebbe conseguentemente a cadere la causa di esclusione del reato del legittimo uso delle armi. Talmente rilevante sarà l’esito della perizia che, secondo quanto riportato Claudia Budroni, sorella di Dino, i legali dell’agente Paone sarebbero arrivati ad accusare l’avvocato Anselmo di aver manomesso l’audio.

Alla fine del 2017 era stato nominato il perito incaricato di analizzare l’audio: tuttavia, l’esame era stato poi rimandato, a causa della sparizione del dischetto contenente l’audio, ritrovato a gennaio 2018 presso la Corte di primo grado. Nel frattempo, prima di Natale, due sostituzioni - quella del presidente Calabria, in seguito a una promozione, e quella di un’altra giudice che, dopo aver ricoperto un simile ruolo nel processo per la morte di Stefano Cucchi, aveva preferito rinunciare- avevano stravolto il volto del collegio giudicante.

Due giorni fa, il 27 marzo era prevista l’udienza nel corso della quale il giudice avrebbe dovuto confermare al perito l’incarico di condurre l’analisi dell’audio. Il giorno prima, tuttavia, i familiari di Budroni hanno saputo che l’udienza, per motivi che finora non sono stati resi noti, era stata rimandata a data da destinarsi, e solo ieri si è saputo che il processo riprenderà il 14 maggio. Di rinvio in rinvio, il rischio è, come sottolinea Claudia Budroni, quello di prescrizione, qualora non si dovesse giungere a sentenza entro la fine dell’anno corrente.

Parallelamente al processo in cui figura come vittima, Dino Budroni, un anno dopo la sua morte, era stato condannato in contumacia a due anni e un mese e a 600 euro di multa per il furto della borsa della ex e per detenzione illegale di una vecchia carabina. La sentenza è stata annullata nell'aprile 2017 dai giudici della terza sezione della Corte di Appello di Roma.

Pubblicato: Giovedì, 29 Marzo 2018 18:00

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