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Sistema di accoglienza

Sullo sgombero di via Raffaele Costi

A Buon Diritto, 11 settembre 2018

sgombero via CostiIn questi giorni gli operatori di A Buon Diritto hanno seguito attentamente le vicende dello sgombero dell'edificio di via Costi, dove più di un centinaio di persone erano costrette a vivere in condizioni indecorose tra rifiuti e sporcizia. La struttura era abitata sia da cittadini extracomunitari, molti dei quali titolari di protezione internazionale o aventi diritto a un permesso di soggiorno ma impossibilitati a ritirarlo per richieste a nostro avviso illegittime dell'amministrazione, sia da nuclei familiari di etnia rom. Alcuni dei residenti sono stati presi in carico dalla nostra associazione, che lì ha offerto gratuitamente consulenza e assistenza legale da ottobre 2017 a marzo 2018.

Le operazioni di sgombero sono avvenute venerdì 7, di prima mattina, con l'ausilio di numerosi, a nostro parere eccessivi, dispositivi delle forze dell'ordine. Non ci sono stati episodi violenti, ma non sono mancati momenti di tensione.

Una cinquantina di persone sono state condotte in Questura - Ufficio immigrazione per accertamenti sull'identità, tra cui almeno quattro bambini con genitori. Sembra che, quantomeno in un primo momento, anche i minori siano stati trattenuti nelle cellette della Questura assieme alle madri. Le persone hanno iniziato a essere rilasciate dalle 14:30, dopo quasi cinque ore. Fino alle 18, erano tredici le persone rilasciate. Le altre sono uscite successivamente. Alcuni hanno riferito di aver ricevuto solo dell'acqua.

Abbiamo immediatamente avvisato il Garante regionale per l’infanzia e il Garante comunale per i detenuti. Quest’ultimo ha avuto accesso ai locali della Questura, ma non ha potuto incontrare gli ex inquilini di via Costi né gli eritrei portati lì dopo un’operazione di polizia avvenuta al presidio Baobab Experience.

A tutti gli identificati è stata notificata la comunicazione di avvio di indagini ai sensi dell'art. 633 del codice penale (reato di invasione di terreni o edifici). La Sala operativa sociale del Comune (SOS), presente sia a via Costi che in Questura, ha riferito di aver accolto nei centri Comunali poco meno di una trentina di persone, tra cittadini extracomunitari e donne di etnia rom. Molte di queste però hanno rifiutato l'accoglienza per non smembrare il nucleo familiare. Una donna è stata trasferita nel Centro permanente per il rimpatrio (CPR) di Ponte Galeria, dove ieri mattina a è stato convalidato il trattenimento, assistita da un legale nominato d'ufficio. Ci siamo attivati per fornirle tutta l'assistenza necessaria e continueremo a monitorare il suo caso.

Almeno quattro persone, molte delle quali rilasciate nelle ore serali, ci hanno riferito di non aver raggiunto il centro di accoglienza per tempo e di non aver avuto possibilità di accedervi successivamente. Abbiamo immediatamente segnalato il caso alla SOS che ci ha risposto di far contattare dagli interessati il loro numero verde 800 440022 per risolvere il problema. Invitiamo chiunque sia in contatto con ulteriori esclusi a trasmettere questa informazione.

Nonostante apprezziamo gli sforzi della SOS, non possiamo che condannare le modalità di questo ennesimo sgombero senza adeguate soluzioni alternative. Il diritto all'unità familiare è essenziale, soprattutto quando si tratta di soggetti estremamente fragili. Gli stessi residenti di via Costi un anno fa avevano presentato un appello alla Sindaca Raggi per chiedere assistenza nel rispetto dei loro diritti fondamentali. A questo appello è seguita, molto tempo dopo, un'azione di forza.

Infine, lascia sgomenti l'avvio delle indagini a carico dei dimoranti. L'edificio di via Costi ha rappresentato uno degli ultimi luoghi di rifugio per soggetti vulnerabili e disperati. Luogo che ha contribuito, nel silenzio generale delle istituzioni, ad aggravare condizioni individuali già drammatiche. Appare surreale che chi è stato costretto ad accettare questa sistemazione corra anche il rischio di risponderne in sede penale.

Chiediamo fermamente che, d'ora in avanti, le amministrazioni competenti esaminino al meglio ogni singola situazione e predispongano per gli aventi diritto eventuali alternative necessariamente rispettose dei diritti umani, prima di mettere in campo qualsiasi azione di forza.

Pubblicato: Martedì, 11 Settembre 2018 11:57

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