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Sportello Biblioteca Cittadini del Mondo

Palazzo SelamLo sportello presso la Biblioteca Cittadini del Mondo non è più attivo.
Le persone che si sono rivolte a noi in questo periodo nello spazio allestito all'interno della biblioteca,  provenivano per lo più da Palazzo Selam. Hanno sottoposto all'avvocato presente in sede problematiche riguardanti la Commissione Territoriale e i ricorsi avverso la stessa; la pratica del riesame da attuare nel momento in cui sono scaduti i termini per il ricorso e le procedure di rinnovo e rilascio dei titoli di soggiorno; i dati anagrafici riportati in maniera sbagliata sul permesso di soggiorno; e infine il ricongiungimento familiare. Correlate a tali questioni sono emerse, più in generale, le difficoltà a cui devono far fronte i richiedenti asilo e i rifugiati a Roma e in Italia. Ovvero i tempi lunghi del rilascio e del rinnovo di un titolo di soggiorno, e la complessità a soddisfare i requisiti per il rinnovo. Uno di questi è il possesso di un indirizzo di residenza valido nel caso sia richiesto il rinnovo del documento, e l'altro indirizzo è quello di domicilio che risulta essere indispensabile per la presentazione in Questura della domanda di asilo.

Gli inquilini di Palazzo Selam si sono trovati in difficoltà in entrambi i casi, sia quando dovevano comunicare un domicilio che quando necessitavano della residenza. Per diversi anni si sono rivolti, come la maggior parte dei profughi che vivono a Roma, al Centro Astalli o alla Comunità di Sant'Egidio per chiedere di poter eleggere domicilio presso le loro strutture. Questa prassi ha comportato numerosi problemi perché a causa dell'ingente numero di persone residenti in quei posti, i gestori stessi non riuscendo a gestirle, ciclicamente le cancellavano dall'anagrafe del municipio. Ma la ragione era anche un'altra: le persone lì residenti in molti casi risultavano irraggiungibili anche solo se convocati a ritirare la propria posta. I residenti, poi, avrebbero avuto il diritto di accedere ai servizi messi a disposizione del municipio, come per esempio l'assistenza sociale o l'inserimento al nido dei propri figli. A causa, però, della concentrazione di residenti in quel territorio, i servizi erano di fatto sovraffollati e il personale non riusciva a rispondere alle esigenze degli utenti. Ecco perché la concessione della residenza accordata ad alcuni nuclei familiari all'interno del Palazzo, ha fatto sì che ci fosse una maggiore distribuzione tra i municipi della città, delle richieste di accesso ai servizi. Da qualche mese anche la nostra associazione è autorizzata a rilasciare il domicilio presso la sede della Città dell'Altra Economia. Si tratta di una possibilità che viene accordata da noi per lo più a persone che provengono da Palazzo Selam e da un'altra struttura che seguiamo in modo assiduo, il "Tendone degli afghani".

Un'altra problematica che è emersa è quella dei problemi sanitari che in alcuni casi hanno fatto sì che si procedesse con la richiesta alla Questura di un permesso di soggiorno per cure mediche. È capitato che la risposta consistesse nel rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Si sono rivolte al nostro sportello alla biblioteca di cittadini del mondo, anche persone che, nonostante fossero rifugiate, ci sottoponessero delle questioni di carattere penale, civile e di diritto del lavoro. Sono state portate avanti, infatti, pratiche di mancato pagamento, di vertenze lavorative, separazioni e affidamento dei figli.

Le richieste più comuni sono state quelle sul trasferimento delle pratiche da una questura all'altra. Molte delle persone seguite, infatti, avevano ottenuto il primo documento in una questura diversa da quella di Roma. Il problema, pertanto, si pone al momento del rinnovo in cui, come già detto, viene richiesta la residenza necessaria principalmente per individuare quale sarà la questura competente al completamento della procedura. Una difficoltà che è stata spesso superata con la richiesta della residenza in una delle due strutture prima citate. Ciò ha evitato che le persone si recassero nel luogo del primo rilascio in cui, come ci è stato spesso comunicato, non avevano più legami. Rischiavano, così, di non poter rinnovare il permesso di soggiorno.

La questione della residenza mostra tutte le proprie criticità quando il titolare dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria, chiede un duplicato del proprio permesso di soggiorno a causa dello smarrimento dello stesso. Questa domanda deve essere posta alla Questura di appartenenza che non sempre è facile da raggiungere. La soluzione, anche in questo caso, potrebbe essere quella del cambio di residenza che però non può essere richiesta in nuovo comune se non si è in possesso di un documento originale. I passaggi appena narrati raccontano ciò che è accaduto a un rifugiato di nazionalità sudanese che vive a palazzo Selam. A gravare su tale procedura è stata la condizione assai precaria di salute della persona, affetto da     tubercolosi ossea e seguito da un noto ospedale romano. La terapia da seguire prevede, tra l'altro, l'utilizzo di un busto per via della colonna vertebrale considerata instabile. Quando si è rivolto a noi la documentazione sanitaria in suo possesso era molto chiara, e precisava che non avrebbe dovuto fare alcuno sforzo fisico. Tra l'altro, non avendo documenti originali, era sprovvisto della tessera sanitaria, temporaneamente escluso dal sistema sanitario. Poteva accedere alle cure solo attraverso STP (straniero temporaneamente presente). La questura di riferimento, a cui chiedere il rinnovo, era quella di Ragusa. È stato inviato inizialmente il kit postale con il modulo da noi compilato in cui veniva precisato il documento richiesto, ovvero l'aggiornamento del permesso di soggiorno per motivi di asilo. Dopodiché è stato mandato via fax il certificato medico per far sì che la procedura si potesse compiere a Roma. La risposta non è mai arrivata così come non è mai giunta quella in cui si chiedeva che, al signore in questione, venisse fornito un appuntamento in modo da evitargli un viaggio a vuoto. E così, per evitare di perdere il lavoro fatto fino a quel punto, il signor Alì ha acquistato un biglietto del treno per la Sicilia e si è rivolto agli sportelli della Questura.

L'operatrice a quel punto, trovandosi di fronte un giovane signore che aveva affrontato un lungo ed estenuante viaggio in treno, in condizioni fisiche assai preoccupanti, si è dimostrata disponibile, e si è interessata personalmente della sua domanda. L'esito è stato positivo e, anche se a distanza di un anno, il signore sudanese ha ottenuto una copia del suo vecchio permesso di soggiorno.
Con la copia originale ha potuto effettuare il cambio di residenza a Roma, chiedendo poi alla Questura corrispondente di rinnovare in quegli uffici il permesso di soggiorno.

Una storia a lieto fine, si potrebbe dire, ma che ha comportato una dose di fatica non indifferente. E questo è solo un esempio, tra i molti possibili, di come si possa fare dell’integrazione un miraggio e di quanto sudore comportino, per uno straniero, l’acquisizione e l’esercizio delle più elementari prerogative.

Fonte immagine: www.ilsole24ore.com

Pubblicato: Giovedì, 06 Novembre 2014 16:48

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