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Italia - Razzismo

Aiuti ai paesi in via di sviluppo. L'Italia ha fatto poco.

l'Unità, 08-05-14
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Qualche giorno fa la Fondazione Leone Moressa ha reso noto che nel 2013 è stato registrato un calo del 20% delle rimesse degli immigrati. Ciò significa che in quei dodici mesi sono stati spediti nei paesi di origine 5,5 miliardi di euro, ovvero 1,3 miliardi di euro in meno rispetto agli anni precedenti. Nel 2007, ad esempio, erano stati versati da ogni migrante quasi 800 euro in più, l'equivalente di circa duemila euro. Nel dettaglio, il Paese che più ha risentito di questa diminuzione è stata la Cina che ha perso oltre 1,5 miliardi di euro (-59%) ma rimane comunque tra i principali destinatari insieme a Filippine, Messico e Bangladesh. A livello regionale è il Lazio ad aver subito il calo più forte (-48%), seguito dalla Campania (-0,20%), dalla Sicilia (-0,33%) e dalla Lombardia (- 19%).

Secondo la Banca Mondiale i tassi di cambio giocano un ruolo cruciale nella determinazione dei flussi delle rimesse. Un costo basso della valuta locale fa aumentare i trasferimenti di denaro e, viceversa, una forte moneta nazionale può far posticipare l'invio, in attesa di tassi favorevoli.
Le rimesse hanno in parte sostituito, o comunque sono andate ad affiancare, i contributi inviati da organismi internazionali e da altri stati verso i paesi più poveri. Contribuiscono, dunque, alla crescita economica di paesi più arretrati e il loro impatto è più immediato rispetto a quello degli aiuti umanitari. Esse, infatti, arrivano direttamente alle famiglie dei migranti che possono decidere autonomamente come investire quei capitali.

I Paesi in Via di Sviluppo sono poi quelli in cui le rimesse giocano un ruolo cruciale dal momento che, almeno per quanto riguarda l'Italia, nell'arco di tempo 2008-2012 il fondo per la cooperazione internazionale era stato letteralmente svuotato. E non solo. Ad aggravare la situazione nel 2011 era stata introdotta una tassa del 2% su ogni rimessa inviata al paese d'origine. Al tempo del governo Pdl-Lega, dunque, non solo si è investito poco nella cooperazione ma si è cercato anche di ostacolare l'invio di capitali in patria da parte dei risparmiatori migranti. Viene quasi da pensare che quelle espressioni come "fora da i ball" e "aiutiamoli a casa loro", perdano di senso in assenza di gesti concreti, come appunto l'incremento del fondo per la cooperazione internazionale. Con la nuova legge di stabilità quel contributo è stato aumentato ma bisognerà aspettare un po' di tempo prima di vedere come saranno impiegati quei fondi. A questo proposito l'Italia si è posizionata al 60° posto del rapporto annuale "Aid Transparency Index 2013" per quanto riguarda la trasparenza nella comunicazione e rendicontazione degli interventi.

Insomma, pare che finora si sia fatto poco e male su questo fronte. Una sottovalutazione ai cui effetti nei prossimi anni bisognerà trovare rimedio, ad esempio rispettando l'incremento del 10% delle risorse complessivamente stanziate per il 2013, corrispondente a 250 milioni di euro.

Pubblicato: Giovedì, 08 Maggio 2014 18:00

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