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Italia - Razzismo

Accoglienza, se la società è più avanti dei politici

l'Unità, 07-02-2014
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Qualche giorno fa è stata resa nota una ricerca condotta da Daniele Marini dell'Università di Padova che, a proposito dell'accoglienza di persone immigrate in Italia, dimostra come "la società sia più avanti del dibattito politico". Ciò significa che gli italiani sono più accoglienti, almeno nelle intenzioni, di quanto lo siano le leggi che regolano i flussi migratori. Queste, infatti, vanno sempre più nella direzione di tentare di arrestare il flusso in ingresso di persone provenienti da altri paesi e di ostacolare la permanenza regolare di chi è già presente.

I dati raccolti nel corso dell'indagine dimostrano che, in realtà, gli italiani sarebbero ben disposti a riconoscere i diritti che spettano agli stranieri e che, ancora oggi, non sono riconosciuti loro (o lo sono solo parzialmente). Si pensi a chi è nato in Italia da genitori stranieri e che, stando all'attuale normativa (91/'92), può chiedere di diventare cittadino solo al compimento del diciottesimo anno di età e solo per un anno. Dopo il diciannovesimo compleanno, questo diritto scade.
Il 45,6% degli italiani crede che, a certe condizioni (regolarità di residenza da alcuni anni, conoscenza della storia e della lingua) il diritto di cittadinanza debba essere accordato al richiedente. Tra i sostenitori più convinti di questa posizione ci sono le persone comprese in una fascia di età tra i 25 e i 34 anni che svolgono per lo più lavori autonomi. Volendo interpretare si tratta di quanti vengono in contatto più facilmente con coloro i quali, spesso loro coetanei, vivono la precarietà del permesso di soggiorno e sono in possesso dei requisiti per richiedere la cittadinanza. Gli stessi sostengono, comunque, che la richiesta di cittadinanza debba essere supportata da una forte motivazione che non si limiterebbe al possesso dei requisiti di residenza. Proprio per questo, solo il 12,3% ritiene che chi nasce in Italia debba ottenere automaticamente la cittadinanza.

Una posizione in linea con gli attuali disegni di legge presentati in questa legislatura, che prevedono che la cittadinanza venga data a chi è nato e cresciuto (o ha trascorso anche solo qualche anno) in Italia. La composizione della popolazione straniera in Italia è molto variegata, con persone che provengono da ben 167 paesi diversi. Nel 2008 i residenti regolarmente presenti erano il 4,5% degli italiani e nel 2013, hanno superato la soglia dei 4 milioni (7,4%). Facendo una previsione delle variazioni future, l’Istat stima che tali presenze saranno 7 milioni (11,4%) nel 2020. E il nostro paese è già, evidentemente, un luogo in cui convivono persone portatrici di culture e saperi diversi. È la distanza della politica da questa realtà - attraverso leggi che introducono nuovi reati o istituiscono luoghi di segregazione come gli inutili Cie - a impressionare. E quando studi come quello dell'Università di Padova dimostrano come il sentire dei cittadini sia lontano da quello che vorrebbero farci credere, certi decisori politici non hanno neanche più un alibi. Sempre che l'abbiano mai avuto.

Pubblicato: Venerdì, 07 Febbraio 2014 19:18

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