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La vita in Transito dei rifugiati vittime del regolamento di Dublino

Flore Murad-Yovanovitch

Che cos’è un limbo? Che cos’è vivere in un limbo giuridico? Tra pareti di Stati che ti respingono, ti deportano e ti fanno rimbalzare come un pacco tra loro. Essere un Dubliner: costretto a risiedere nel primo paese dove ti sono state prelevate le impronte digitali, al tuo ingresso in Europa  o se si migra a avanti e sceglie un altro stato, viverci, con il rischio di venir deportato indietro. Sono le vite spezzate di ragazzi richiedenti asilo imprigionati tra stati nel cuore del nuovo film di Paolo Martino, Terra di Transito, prodotto da A Buon Diritto con l’Istituto Luce-Cinecittà e proiettato ore 21 a Roma, nella sede del MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo. In particolare la storia di Rahell, profugo curdo, bloccato in Italia dalle impronte nonostante abbia tutta la famiglia in Svezia.

La fuga, Rahell, la conosce da bambino, quando nel 1988 fu costretto a trovare riparo a Damasco assieme alla famiglia, a seguito dell’attacco chimico orchestrato da Saddam Hussein sulla città di Halabja. Poi da giovane, costretto nuovamente a lasciare la Siria e a tentare il viaggio attraverso la Turchia, mesi di sopravvivenza sulle colline di Atene a frugare tra i rifiuti per nutrirsi, come altri decine di profughi chiusi nella prigione a cielo aperto della Grecia. Non poter tornare indietro, essere costretti ad andare avanti, a rischio della propria vita Sotto i tir Bari, i binari della stazione Ostiense, la tenda di Tor Marancia a Roma. Costretti alla mendicità, all’assistenza.

l'Unità, 21-06-14

Pubblicato: Sabato, 21 Giugno 2014 15:37