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Tutte le notizie dall'associazione a buon diritto

Tutte le notizie dall'associazione a buon diritto

A Buon Diritto nasce nel giugno del 2001 allo scopo di promuovere alcune questioni di grande rilievo pubblico, relative all'esercizio di diritti riconosciuti.
  1.  

    Non siamo pesci" : Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch

     

    Martedì 15 gennaio ore 12

    Associazione della stampa estera, via dell'Umiltà 83

     

    Intervengono:

    Giorgia Linardi portavoce di Sea Watch Italia

    Riccardo Gatti capo missione di Open Arms

    Luigi Manconi presidente di A Buon Diritto

    Christiane Groeben vice presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)

    Pastore Marco Fornerone della Chiesa valdese di piazza Cavour, Roma

    Lucia Gennari, Mediterranea Saving Humans

     

    Per accreditarsi si prega di scrivere a segreteria@stampa-estera.it

     

     

  2. Sea Watch8 gennaio 2019

    Comunicato Stampa

    Migranti: lettera delle Organizzazioni al Premier Conte, incontro urgente per chiarire i passi intrapresi dall’Italia per sbloccare la situazione dei migranti della Sea Watch e Sea Eye.

    Le Organizzazioni ribadiscono la richiesta dello sbarco immediato dei 49 migranti bisognosi di cure e di assistenza umanitaria.

    Dopo cinque giorni dal nostro appello allo sbarco immediato dei 49 migranti a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, bambini, donne e uomini non hanno ancora toccato terra e restano ostaggio di una disputa tra Stati. Per questo motivo chiediamo con urgenza al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte un incontro per chiarire i passi intrapresi dall’Italia per sbloccare la situazione e la posizione del nostro Paese sulla vicenda”.

    Questo il messaggio inviato oggi in una lettera al Premier da parte delle Organizzazioni - A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, ASGI, Avvocato di Strada, Focus - Casa dei Diritti Sociali, CNCA, Centro Astalli, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati, Comunità di S. Egidio, Emergency ONG, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia - FCEI, Salesiani per il Sociale, INTERSOS, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Oxfam Italia, Save the Children Italia, SenzaConfine, Terre des Hommes - che lo scorso 3 gennaio avevano lanciato un appello all’Italia e ai Paesi membri dell’Unione Europea per sollecitare lo sbarco immediato dei migranti a bordo delle due navi bloccate da oltre 17 giorni nel Mediterraneo.

    Le condizioni delle persone a bordo delle due navi stanno peggiorando di ora in ora e non è più possibile attendere oltre. Per questo motivo la priorità assoluta per tutti dovrebbe essere quella di lavorare affinché tutti i migranti possano toccare terra il prima possibile e non lasciarli altro tempo in mare, dando loro tutte le cure e l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto”.

    L’appello lanciato nei giorni scorsi dalle Organizzazioni è stato accolto e diffuso da diverse associazioni e realtà della società civile che hanno voluto unirsi e sostenere con forza la richiesta dello sbarco immediato dei 49 migranti sulla SeaWatch e SeaEye.

     

    Per ulteriori informazioni:
    Ufficio Stampa Save the Children
    Tel 06-48070023/63/81/82
    ufficiostampa@savethechildren.org
    www.savethechildren.it

     

  3. Sea Watch3 gennaio 2019

    Comunicato Stampa. Migranti: appello di 18 Organizzazioni per l’approdo immediato in un porto sicuro delle navi Sea Watch e Sea Eye

    Chiediamo con urgenza all’Italia e agli altri Stati membri dell’Unione europea di attivarsi senza ulteriori tentennamenti affinché i 49 migranti da giorni bloccati in mare, tra i quali diversi minori inclusi bambini molto piccoli, possano immediatamente sbarcare in un porto sicuro e ricevere l’assistenza umanitaria a cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno”.

    Questo l’appello congiunto di 18 Organizzazioni – A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, ASGI, CNCA, Centro Astalli, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati, Emergency ONG, Salesiani per il Sociale, INTERSOS, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Save The Children Italia, SenzaConfine, Terre des Hommes – sulla vicenda dei migranti a bordo delle due navi delle Organizzazioni Sea Watch e Sea Eye, ai quali non è ancora stato garantito l’approdo in un porto sicuro.

    Non è possibile attendere oltre – continuano le Organizzazioni - il meteo è in peggioramento ed è semplicemente inaccettabile che bambini, donne e uomini vulnerabili, che hanno già subito privazioni e violenze durante il viaggio, restino per giorni ostaggio delle dispute tra Stati e vedano ingiustamente prolungata la loro sofferenza senza che dall’Europa giunga un richiamo di tutti alle proprie responsabilità”.

     

  4. ponte galeria

    Migranti. CPR Roma-Ponte Galeria. Il rammarico del Garante regionale per mancata autorizzazione ministeriale ad attività culturale per le festività.

    Dichiarazione di Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà nella regione Lazio:

    “Spiace che il Ministero dell’interno non abbia autorizzato lo svolgimento di un’attività di balli di gruppo all’interno del Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma. Si trattava di un progetto proposto dal Cemea del Lazio nell’ambito di un bando pubblico promosso da questo ufficio per alleviare le condizioni di solitudine e di sofferenza nei luoghi di privazione della libertà della regione Lazio nel corso delle festività natalizie e di fine anno. Lo scorso anno, lo stesso progetto era stato autorizzato dalla prefettura di Roma, con la partecipazione di una quindicina di donne ospiti del Centro e senza alcun problema di alcun genere. Non si capiscono, quindi, le ragioni di questo diniego, tanto più che le recenti modifiche alla disciplina dei trattenimenti nei Cpr, approvate con il decreto sull’immigrazione, prolungandone i tempi, aumentano la necessità di un’offerta di attività culturali, ricreative e di assistenza, senza le quali facilmente quella forma di privazione della libertà può risolversi in un trattamento inumano e degradante. Spero, quindi, che la mancata autorizzazione di questo progetto non costituisca un negativo precedente e che anzi possa essere riconsiderata dal Ministero e dalla Prefettura”.

     

  5. Lancio tavolo apolidiaRoma, 6 dicembre 2018     

    Comunicato stampa

    Apolidi in Italia - Tavolo apolidia: la rete della società civile per tutelare le persone apolidi. Necessarie misure urgenti per garantirne la protezione e l'accesso ai diritti.

    A quattro anni dal lancio della campagna globale #IBelong dell’UNHCR per porre fine all’apolidia nel mondo, viene oggi presentato il Tavolo Apolidia, una rete di 9 organizzazioni della società civile impegnate nella protezione degli apolidi e nella tutela dei loro diritti in Italia, coordinata dall’UNHCR Italia. Incontratosi per la prima volta a fine 2016, il Tavolo ha come obiettivo il coordinamento di attività di advocacy e di discussione di proposte operative volte al miglioramento della protezione delle persone apolidi e alla risoluzione dei casi di apolidia in Italia.

    In Italia le stime elaborate dalle organizzazioni del Tavolo Apolidia indicano tra le 3.000 e le 15.000 persone apolidi o a rischio apolidia. Senza riconoscimento dello status, queste persone sono costrette a vivere ai margini della società e con un accesso limitato ai diritti fondamentali. Le persone apolidi non riconosciute che vivono in Italia incontrano diversi ostacoli per accedere all’occupazione, all’istruzione, all’alloggio e alla salute. Anche semplici attività che molti danno per scontato, come sostenere un esame di Stato, firmare un contratto di lavoro, affittare un’abitazione, o addirittura aprire un conto in banca o acquistare una SIM a proprio nome, sono precluse alle persone apolidi prive di riconoscimento dello status. Le persone apolidi riconosciute in Italia sono invece 732.


    “Solo quando hai una cittadinanza sei una persona libera.” Dari, apolide

    Nonostante l’Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, si sia dotata di procedure per identificare e riconoscere le persone apolidi, solo un numero limitato di persone riesce a ottenere il riconoscimento, spesso dopo anni di attesa, a causa di ostacoli burocratici, assenza di mezzi economici o per scarsa informazione. Molte delle persone apolidi non riconosciute incontrate dalle organizzazioni del Tavolo Apolidia sono in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Già esposte a gravi vulnerabilità in quanto prive di cittadinanza, con l’eliminazione di tale permesso di soggiorno disposta dal DL Immigrazione-Sicurezza queste persone rischiano di essere ulteriormente marginalizzate. Irregolarmente presenti sul territorio, rischieranno di essere
    esposte al rischio di detenzione ed espulsione, nonostante in molti casi siano nate e cresciute in Italia e non abbiano un paese a cui fare ritorno.

    L'apolidia è un tema spesso trascurato e poco dibattuto, per promuoverne una conoscenza maggiore nel corso del 2018 il Tavolo Apolidia ha realizzato la piattaforma web www.tavoloapolidia.org che viene oggi messa online e resa pubblicamente accessibile. Il sito vuole fornire uno strumento utile ad aumentare l'attenzione su questo tema, oltre a rendere disponibile una fonte costantemente aggiornata di informazioni, pubblicazioni e risorse utili per la protezione delle persone apolidi e la risoluzione dei casi di apolidia, incluse giurisprudenza rilevante e traduzioni di leggi sulla cittadinanza dei principali Paesi con cui gli apolidi presenti in Italia hanno legami.

    A fine 2017 il Tavolo Apolidia ha prodotto un documento di posizione congiunto che include un quadro aggiornato della situazione in Italia e formula delle proposte di intervento specifiche, presentato nel corso di un’audizione presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.
    Nel 2014, in occasione del 60° anniversario della Convenzione sullo status delle persone apolidi, l’UNHCR ha lanciato la campagna globale #IBelong con l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024. Nel 2017, circa 70 paesi hanno dichiarato un totale di 3,9 milioni di persone apolidi, tuttavia secondo le stime dell’UNHCR questa cifra rappresenta solo una parte del totale, mentre il numero reale potrebbe essere fino a tre volte più elevato.
    Nonostante i diversi sforzi e gli importanti risultati a livello globale raggiunti nei quattro anni trascorsi dal lancio della campagna #IBelong, sono necessarie azioni più risolute da parte degli Stati per raggiungere l’obiettivo della campagna e porre fine a questa grave violazione dei diritti umani.


    Chi siamo

    Il Tavolo Apolidia è coordinato da UNHCR Italia e ne fanno parte: A Buon Diritto Onlus; Associazione 21 luglio Onlus; Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione; Avvocato Paolo Farci; Consiglio Italiano per i Rifugiati Onlus; Comunità di S. Egidio; European Roma Rights Centre; Human Rights and Migration Law Clinic dell’International University College di Torino; JUSTROM-Italia, programma pilota del Consiglio d'Europa/Unione Europea per l’Accesso alla Giustizia delle Donne Rom, Sinte e Caminanti; Save the Children Italia.

     

    Per maggiori informazioni:
    UNHCR Italia
    Ufficio stampa
    itaropi@unhcr.org | Tel. +39 06 8021 25 12/13/14
    Barbara Molinario - Cell. +39 338 5462932
    Twitter: @UNHCRItalia @CarlottaSami

     

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