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Nel 1984 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” che è entrata in vigore nel giugno del 1987. L’Italia l’ha ratificata nel febbraio del 1989 ma non ha ancora rispettato uno degli obblighi imposti dalla Convenzione stessa, ovvero quello di dotarsi di una legge interna che preveda e sanzioni qualsiasi atto di tortura. Nel corso degli anni in Italia si sono confrontate (e scontrate) fondamentalmente due posizioni: quella di chi propone il reato di tortura come reato proprio, imputabile cioè solo a coloro i quali esercitano l’uso legittimo della forza (quindi i funzionari pubblici come le forze dell’ordine); e quella di chi propone il reato comune, imputabile cioè a qualsiasi cittadino. Per quanto riguarda la definizione presente nella Convenzione ONU, si parla esplicitamente di «funzionario pubblico o qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale».

Il 3 aprile 2013 il Parlamento italiano ha ratificato il Protocollo opzionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (OPCAT). Il Protocollo istituisce il Sottocomitato sulla prevenzione della tortura e obbliga gli Stati che vi hanno aderito ad adoperare un sistema di ispezione e monitoraggio dei luoghi di detenzione: il Meccanismo nazionale di prevenzione. Quest’ultimo è volto a prevenire la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Con l’entrata in vigore nel 2013 del cosiddetto decreto Cancellieri è stato istituito in Italia il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. È l’OPCAT che stabilisce quali criteri debbano avere i Meccanismi nazionali di prevenzione per definirsi tali; nel caso italiano e del Garante, desta qualche perplessità la totale assenza di copertura finanziaria dello stesso. Senza le risorse necessarie al suo funzionamento, infatti, è probabile che l’attività del Garante sia depotenziata.

Il 5 marzo 2014 il Senato della Repubblica ha approvato un disegno di legge in materia e il disegno di legge è ora in esame alla Camera dei Deputati. Con il testo proposto dalla Commissione Giustizia si introducono nel codice penale l‘articolo 613-bis, che disciplina il delitto di tortura e il 613-ter, che incrimina la condotta del pubblico ufficiale che istiga altri a commettere il fatto. Il disegno di legge approvato prevede che la tortura sia qualificata come reato comune anziché come reato specifico. Riteniamo che, nonostante le molte imperfezioni presenti nel testo, sia fondamentale arrivare a fine legislatura con il reato di tortura finalmente inserito nel nostro ordinamento.

Nella vostra legge «tutto il male del mondo»

Nella vostra legge «tutto il male del mondo»

Il Manifesto, 18-05-2017
Luigi Manconi

Non ho partecipato al voto sull’introduzione del delitto di tortura nel nostro ordinamento perché ritengo che quello approvato non sia un testo mediocre: è né più né meno che un brutto testo. E la scelta di non votarlo

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Il Senato ha approvato (di nuovo) la legge sulla tortura

Il Senato ha approvato (di nuovo) la legge sulla tortura

17 maggio 2017

di Gaia Romeo (A Buon Diritto),

Il Senato ha approvato in terza lettura il ddl tortura. Ora il testo torna nuovamente alla Camera.

Questa mattina il Senato ha approvato per la seconda volta il disegno di legge che introduce il reato di tortura nell’ordinamento penale italiano.

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Manconi: E’ stato omicidio di Stato, inerzia Egitto inaccettabile

SenatoriPd, 3 aprile 2017

“Un omicidio di Stato, questa è la verità su cui non abbiamo dubbi: Giulio Regeni è stato torturato e ucciso da esponenti degli apparati de servizi segreti egiziani”.

Così il senatore del Partito democratico Luigi Manconi, presidente

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Lo Giudice, Manconi, Cirinnà: Violazione diritti umani in Cecenia richiede posizione dell’Italia e dell’Europa

SenatoriPd, 11 aprile 2017

“Prendono sempre più corpo le notizie che ci giungono dalla Russia, dove è confermata la creazione nella Repubblica Cecena di veri e propri campi di concentramento dove ragazzi omosessuali, attirati attraverso i social network e rapiti dalle

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“#reatoditorturasubito: Appello al Ministro Orlando

“#reatoditorturasubito: Appello al Ministro Orlando

Noi di A Buon Diritto, insieme ad AmnestyAntigone e Cittadinanzattiva, abbiamo inviato una lettera aperta al Ministro della Giustizia Orlando per chiedere di portare avanti le iniziative legislative volte all’introduzione della fattispecie del reato di tortura nell’ordinamento

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