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Passaggio a livello: Roma o Paperopoli?

Roma 210-03-2017
Ubaldo Pacella

“Non chiedetemi dove andremo a finire perché già ci siamo.” Questo aforisma di Ennio Flaiano, con la sua irriverente corrosività, esemplifica l’ attuale vicenda politica romana.

Una sindaca Virginia Raggi del tutto incapace di affrontare gli immani problemi della Capitale chiede soccorso, ad ogni passo, al mentore unico del movimento a quel primo motore mobile che si cela sotto le spoglie di Beppe Grillo. Il vate genovese corre per tamponare le azioni disgregatrici di una giunta capitolina che non c’è o comunque che non si vede. Perde pezzi, chiamateli assessori se volete, dai primi giorni. Fatica a ritrovarli anche con il soccorso del deus Beppe e del lombardo Rousseau, al secolo Casaleggio. Passano i mesi e il capo di gabinetto della sindaca non si materializza, finalmente si trova un city manager Franco Giampaoletti, manco a dirlo ex dg del comune di Genova, fresco di nomina con uno stipendio di 170/180 mila euro l’anno, che crea gastriti e ulcere intestinali ai duri del Movimento 5 stelle, ma pure agli assessori che sono pagati la metà.

Pasquinate direbbe qualche vecchio romano sopravvissuto al diluvio populista, non proprio se si pensa alla travagliata nomina del direttore generale dell’Ama Stefano Bina proveniente dalla pubblicitariamente nota Voghera imposto, di fatto, dal Rousseau milanese. L’ingegnere lombardo ha preteso un congruo emolumento, ben superiore ai 200 mila euro l’anno, anche questo trangugiato a forza, con annesse crisi epatiche da quella mitologica frangia di adepti del Movimento ancora legati al grido di battaglia “uno vale uno”. Impossibilitati a capire come si possa fare una battaglia contro le indennità dei parlamentari e offrire, al tempo stesso, stipendi ben più sostanziosi a manager che saranno anche bravi, ma debbono dimostrarlo nell’ arena infida dell’ l’Urbe.

Roma e i romani in tutto questo? Nulla come scomparsi, invisibili dal balconcino del Campidoglio, come dallo scranno dell’aula Giulio Cesare. Se qualcuno si azzarda a fare capolino viene immediatamente dirottato sulle pagine Facebook di Virginia Raggi, dove si scoprono, magari a notte fonda, le decisioni innovative della sindaca, frammiste alle sue dichiarazioni, con quella uggiosa spontaneità che cozza con l’immagine al potere millantata dal “sor” Beppe. Molte delle quali al mattino non compaiono ancora nel sito istituzionale del Comune di Roma Capitale, ma si sa certi lavoratori a Roma sono sempre in ritardo, non è colpa del Movimento e poi i più bravi sono a disposizione della sindaca mica della città.

Cancellate con impeto le olimpiadi, promessa elettorale mantenuta, resterebbe da mettere mano al quotidiano disastro cittadino, a cominciare dalle due società di servizio più importanti, al pari di inefficienti, indebitate, al limite del collasso, per i nostri lettori non romani: Atac e Ama, ovvero trasporti e ambiente, o meglio rifiuti e pulizia. La prima, affidata al nuovo amministratore unico Manuel Fantasia, per ora ha prodotto gli stessi scioperi dell’era Marino, uguali polemiche per le nomine e le retribuzioni dei dirigenti, molti ripescati dai tempi di Alemanno sindaco, disservizi ancora più gravi, un numero largamente insufficiente di autobus e di corse di metropolitana, almeno il 25% in meno di quanto previsto e pagato dal contratto si servizio firmato dal Comune.

La seconda, avvolta nel turbine delle polemiche per mesi, quasi ostaggio del braccio di ferro ingaggiato con l’allora assessore Paola Muraro da una parte del Movimento 5 Stelle romano, muove stentati passi tra cassonetti sempre più traboccanti, frigoriferi e divani abbandonati sul ciglio delle strade, per fare gran dispetto alla sindaca Virginia Raggi. Nomine che vanno e che vengono sotto l’egida del nuovo assessore alla sostenibilità ambientale Pinuccia Montanari, forte delle sue esperienze professionali tra Reggio Emilia e Genova, ora affidata alle cure del già citato ingegner Bina. I romani portino pazienza, dopo soli nove mesi di amministrazione non si possono pretendere risultati, mica abbiamo la bacchetta magica ha tuonato “er” Grillo, in una delle sue sortite nella capitale.

Poi ci sono questioni ben più rilevanti cui la sindaca deve dedicarsi, prima tra tutte la grana dello stadio della Roma. Un tormentone indigesto ad una frangia integralista del Movimento che ha tolto il sonno tanto al vate genovese, quanto al dioscuro lombardo, capace di far perdere il posto all’assessore all’Urbanistica della prima ora Paolo Berdini reo di essere contrario al progetto da “palazzinari” del duo Pallotta ( l’americano presidente della Roma calcio) Parnasi, banalmente gabbato da un abile free lance del quotidiano torinese La Stampa a dire quello che realmente pensava di Virginia Raggi, non proprio un giudizio commendevole.

Viaggi e minacce, costate notti insonni al Grillo ligure per mettere a tacere i suoi più riottosi, con la minaccia di non ricandidarli o di espellerli dal Movimento, e trovare una soluzione che non facesse infuriare i tanti elettori romanisti, giacché a Roma dopo millenni a mettersi di traverso allo sport più popolare si rischia un capitombolo dallo scranno più alto in men che non si dica.

E’ merito di Virginia l’accordo ostentato dal colle capitolino? A sentire i soliti ben informati la partita sarebbe stata giocata da un avvocato, Luca Lanzalone, manco a dirlo genovese, vicino al Movimento, fiduciario del “sor” Beppe. Incaricato dal sindaco? Provocano le opposizioni in consiglio comunale? Non si sa, ne verremo a conoscenza quando vi sarà da pagare l’onorario, a meno che non vi provveda Francesco Totti, sceso tempestivamente in campo, via social, per indurre al consenso una sempre più stralunata sindaca. Sia come sia la vicenda è ben lungi dal concludersi e vi torneremo quando saranno chiari i contorni o gli impegni. Ciò che appare certo è l’ennesimo incaglio della giunta. Dopo le dimissioni di Berdini trovare un nuovo assessore è apparso compito arduo, più che ingrato, persino ai massimi depositari del verbo del Movimento 5 Stelle, in passato adoperatisi per turare le falle, di una barca ancora nelle secche. Inanellati una mole di rinunce e dinieghi che dovrebbe far riflettere cittadini, elettori e militanti si è deciso di ricorrere ad un tecnico fatto in casa l’architetto Luca Montuori, professore associato dell’università già capo dello staff del vice sindaco Luca Bergamo. Tutto a posto finalmente? Nemmeno per sogno, appena nominato assessore si è scoperto che potrebbe essere incompatibile, secondo l’articolo 78 del Testo unico per gli enti locali, perché co-titolare di uno studio di architettura proprio nella Capitale. Basterà un artificio a risolvere il problema? Resta il fatto che la giunta di Roma arranca, stretta nelle sabbie mobili di un immobilismo tremebondo, del pressapochismo endemico, della scarsa dimestichezza con l’amministrazione pubblica. Incapace di produrre sin qui un solo fatto a beneficio di quei tre milioni di romani stremati dai problemi, quanto ansiosi di vedere un guizzo di novità, la soluzione ad uno degli infiniti problemi che ne attanagliano la vita quotidiana.

Orbene direbbero i colti ad un primo tirar le somme di nove mesi di amministrazione Raggi v’è un groviglio di problemi scaturiti esclusivamente dalle nomine della sindaca. I quattro amici al bar, così si etichettavano su WhatsApp Lei, Daniele Frongia, Raffaele Marra e Salvatore Romeo, quello delle polizze vita a insaputa della Raggi beneficiaria, non sono riusciti nemmeno a nominare se stessi ad un incarico stabile, senza cadere nella rischiosa rete dell’abuso d’ufficio. Non di polemiche politiche si parla, bensì di reati amministrativi, poiché tutti viziati, così sostengono i magistrati, dal mancato rispetto di norme chiare. Vedremo. Ciò che resta è imbarazzante, una manifesta inadeguatezza, frammista ad arrogante supponenza o incuria verso la città e i cittadini.

Nulla è stato sin qui fatto. Tant’è che quando l’ardimentoso Grillo ha provato, via social, ad enumerare i risultati di questo ardimentoso governo cittadino è stato tacitato, in men che non si dica, da paginate e paginate di repliche, distinguo, correzioni, sberleffi che hanno consigliato di battere sollecitamente in ritirata, prima di trovarsi travolto nell’ennesima rotta, poiché le azioni concrete non sono parole, destinate a scomparire tre le nebbie, consumate già nel momento stesso in cui vengono pronunciate.

Cosa resta a questa capitale tormentata e offesa? Una Virginia baldanzosa, scesa in piazza Venezia tra decine di tassisti fermi con le loro auto bianche per protesta contro il Governo, a dire a gran voce che lei era con loro, solidale nella lotta, il tutto dopo ben sei giorni di fermo arbitrario della categoria, senza una sola proclamazione di sciopero, in violazione di ogni regola, a danno di milioni di cittadini, privati di un servizio pubblico. Forse sarebbe stato il caso che qualcuno, non il Codacons o le associazioni di utenti, spiegasse alla sindaca che le licenze sono rilasciate per un servizio di utilità sociale, che calpestare le norme è un reato, che i diritti dei cittadini non possono essere ostaggio di qualsivoglia categoria. Tralasciamo poi la nota più dolente quella di una prima cittadina che sembra dar man forte, con le parole e gli atteggiamenti, anche a quelle frange di estremismo nero e di teppaglia che si annidano tra molti laboriosi tassisti, individui capaci di generare, a pochi passi dalla Raggi, scontri con la polizia, blocchi selvaggi della città, violenze di stampo squadrista, sulle quali occorrerebbe far piena luce, se sono vere le dichiarazioni di molti anonimi conducenti di auto pubbliche costretti ad aderire, loro malgrado, alla protesta per ben sei giorni, perché minacciati dai picchetti degli intolleranti.

Mi piacerebbe sapere se Virginia Raggi si sente sindaca anche di tutti gli altri romani, delle donne, degli anziani, degli studenti, dei lavoratori, degli immigrati che vorrebbero sollecitare il suo interesse, ma non lo fanno in forme così antagoniste e rumorose.

Vorremmo uscire, finalmente, da un fumetto trasandato, da una commedia degli equivoci mal rappresentata, per approdare alla realtà, nello spazio quotidiano del vivere civile, trovando soluzioni alle necessità di tutti. E’ chiedere troppo alla politica di questi giorni?

Pubblicato: Venerdì, 10 Marzo 2017 11:33