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Bioetica. La legge non sia contro Eluana

Che il tuo riposo sia lieve, Eluana, e non si trasformi in espiazione di una vita che si riduce a una pena senza fine. Eluana è nata a Lecco il 25 novembre 1970 e ieri, dunque, ha compiuto 38 anni: gli ultimi 17 li ha passati in stato vegetativo, in una condizione priva di esperienza e di conoscenza, di capacità di comunicazione e di relazione. Il suo anniversario ricorda drammaticamente il trascorrere di un tempo di cui Eluana è vittima e non protagonista: uno stato di assenza perpetuato artificialmente. Oggi, è possibile interrompere quell’artificio e lasciare che quell’esistenza vada verso il suo esito.

[01/12/08] Lo hanno deciso la giurisprudenza e l’amore dei suoi genitori, la scienza e l’intelligenza delle cose del mondo e della loro ragione profonda. Forse, così, Eluana Englaro potrà infine riposare in pace. Ora resta da fare quello che finora non è stato fatto e che, senza il grido muto di Eluana Englaro, mai si sarebbe nemmeno intrapreso. Ieri il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha definito “non più procrastinabile” una legge in materia di fine della vita. Ma attenzione: non serve una legge qualunque. E si ha ragione di temere che sia possibile un esito normativo assai pericoloso, dal momento che una maggioranza parlamentare è intenzionata a porre limiti assai rigidi. In particolare, a privilegiare, in caso di conflitto tra volontà del paziente e valutazione del medico, l’opinione di quest’ultimo; e a escludere dall’ambito delle decisioni assumibili quella relativa a nutrizione e idratazione artificiali e alla loro sospensione. Se così accadesse, la legge risulterebbe fatalmente più arretrata rispetto all’attuale situazione: oggi, infatti, dettato costituzionale e giurisprudenza consentono di affermare, e di vedere giuridicamente protetto il principio dell’autodeterminazione del paziente. Una legge quale quella che è possibile venga approvata negherebbe proprio questo fondamentale principio e avrebbe un esito tragicamente beffardo. Verrebbe approvata – “sull’onda dell’emozione per Eluana Englaro”, come infallibilmente scriverebbe qualche giornale - una legge propriamente “contro Eluana Englaro” e tutto ciò che la sua vicenda evoca. Una legge che negherebbe, cioè, la possibilità di scelta del paziente in merito a quei trattamenti sanitari che, secondo tutti i protocolli scientifici internazionali, sono nutrizione e idratazione artificiali. Ma per gli spietati difensori della vita come “bene non disponibile” sono altro: dunque non è possibile sospenderli. Eppure, già nel dicembre del 2000, la Conferenza episcopale spagnola scriveva che “la vita in questo mondo è un dono e una benedizione di Dio, però non è il valore supremo assoluto”.

Unita' - Luigi Manconi - Libertà Terapeutica


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