Immigrazione: i nuovi Cpt? collocati nelle caserme dismesse
[28/07/08] La bozza Ghedini cammina, viene studiata, discussa, corretta dal Guardasigilli Alfano, spedita al Viminale dove Maroni, che si riserva di intervenire, la passa al sottosegretario Mantovano.
Un decreto e un disegno di legge. Nel primo c’è il reato d’immigrazione clandestina, la stretta sulla Gozzini per recidivi e autori di reati di strada e sulla sospensione condizionale della pena, i processi per direttissima se chi commette il reato confessa o il giudice ne presume la colpevolezza, l’espulsione per lo straniero condannato a una pena superiore a due anni. Nel ddl ci sarà il lungo capitolo dell’inasprimento delle pene per i reati che provocano grave allarme sociale, maltrattamenti, rapine, furti, violenze, violazioni di domicilio e la nuova fattispecie del reato di rapina in casa.
Ma il piatto forte è il nuovo delitto d’immigrazione clandestina che, al momento, suona così: rischia una pena da sei mesi a quattro anni lo straniero che entra o permane nel nostro territorio, violando le disposizioni della legge Bossi-Fini, e per il quale il giudice accerti, sulla base di elementi oggettivi, che possa commettere dei reati o che risulti pericoloso socialmente. Con questa norma finirebbe in carcere solo chi, tra gli extracomunitari, risulta effettivamente a rischio crimine, e non chi, pur essendo entrato illegalmente in Italia e pur non essendo in possesso di documenti, lavora, ha un reddito, punta a una sanatoria della sua posizione e quindi non rappresenta alcun pericolo per gli stessi italiani. Insomma, colf, badanti, e tutti gli altri che conducono una vita onesta e cercano di integrarsi possono stare tranquilli.
Non solo. Rispetto alla prima versione del reato, che prevedeva sic et simpliciter il carcere di fronte alla condizione di manifesta clandestinità, su chi lavora al decreto (il Guardasigilli e il deputato Niccolò Ghedini nelle vesti di consigliere giuridico del premier), hanno fatto breccia le notazioni dei costituzionalisti e in particolare quanto ha scritto sul Sole 24 ore il presidente emerito della Consulta Valerio Onida. Che affermava: "Lo Stato, che non riesce a impedire l’ingresso e ad eseguire le espulsioni, non troverebbe di meglio, per rimediare all’impotenza della propria amministrazione, che applicare allo straniero una pena detentiva. Un caso tipico di uso improprio dello strumento penale".
Ecco, allora, che nel decreto legge del governo lo stato di mera clandestinità non basta più da solo a giustificare il reato e quindi l’arresto. Ma serve, come notava lo stesso Onida, "una valutazione concreta della pericolosità sociale dell’interessato". Resta da capire, non solo se il nuovo reato possa passare per decreto e se Napolitano sarà disposto a controfirmare il testo, ma soprattutto come sarà possibile, di fronte a gente senza un nome, senza documenti, di cui spesso s’ignora la provenienza, capire, sapere o quantomeno presumere la pericolosità. Il governo s’avvia sulla stessa strada del decreto rumeni dove si prevedeva di allontanare solo chi aveva precedenti penali e quindi era potenzialmente pericoloso. Una via, come s’è visto, irta di difficoltà.
La Repubblica - - Migranti
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