HOME            L'ASSOCIAZIONE            L'AGENDA            LE LIBERTÀ            COLLEGAMENTI            CONTATTACI

Altri Articoli
Links correlati

La lezione di Vanna Marchi

Possiamo permetterci un po' di revisionismo storico? Di quello buono, s'intende: di quello che "la storia è continua, costante e indefessa revisione del sapere acquisito"… Quella roba lì, insomma. E possiamo applicarlo a Vanna Marchi e Stefania Nobile? Mica per urtare la sensibilità di una gran massa di povera gente truffata, ci mancherebbe. Solo perché, dal momento che ce le hanno arrestate di nuovo, qualcuno dovrà pur dire quello che molti non dicono. Ripercorrere le gesta e rendere chiaro, una volta per sempre, il ruolo storico di mammà - in primis - e della figlia nelle vicende del costume nazionale; e il significato profondo di una figura come quella di Mario Pacheco Do Nascimento, quel Maestro di Vita che da quando non c'è più ha gioco facile Baumann ad arricchirsi scrivendo che la vita contemporanea è incasinata.

[24/07/08] Possiamo permetterci un po' di revisionismo storico? Di quello buono, s'intende: di quello che "la storia è continua, costante e indefessa revisione del sapere acquisito"… Quella roba lì, insomma. E possiamo applicarlo a Vanna Marchi e Stefania Nobile? Mica per urtare la sensibilità di una gran massa di povera gente truffata, ci mancherebbe. Solo perché, dal momento che ce le hanno arrestate di nuovo, qualcuno dovrà pur dire quello che molti non dicono. Ripercorrere le gesta e rendere chiaro, una volta per sempre, il ruolo storico di mammà - in primis - e della figlia nelle vicende del costume nazionale; e il significato profondo di una figura come quella di Mario Pacheco Do Nascimento, quel Maestro di Vita che da quando non c'è più ha gioco facile Baumann ad arricchirsi scrivendo che la vita contemporanea è incasinata. Diciamolo subito: la Marchi ha sbagliato un solo colpo, in vita sua. Un bel giorno scelse di passare dalle alghe dimagranti a un prodotto più esclusivo. Lanciò un profumo, la sua essenza: Flag. Che noi, che ne comprammo in quantità per fidanzate e amiche, possiamo dire che era veramente fetente. Certo: ebbe, per prima, l'idea di associare direttamente carisma e fascino di una personalità assoluta (la sua) agli olezzi di un liquido giallognolo in packaging ultra kitsch. Fatto sta che l'operazione andò malissimo. Troppo avanti, come canta Er Piotta, per l'Italia di allora. Dunque problemi finanziari mica da ridere; di lì l'idea di cominciare a vendere il sale a prezzi salatissimi (che, pure qui, se in questo paese ci fosse vera libertà di concorrenza nessuno mai l'avrebbe incriminata per alcunché). Ma il punto non è questo: il punto è che noi ricordiamo - sì, noi ricordiamo - quel garage di Ozzano nell'Emilia da cui la Nostra cominciò a trasmettere le sue prime televendite. Aveva un negozio, la Vanna: e capì, prima di ogni altro, che con una telecamera sgangherata si poteva trasmettere su qualche tivvù locale e attirare clienti nella bottega. Di lì al successo la strada fu breve e il percorso travolgente. "Le trasmissioni che hanno fatto storia - stando ad Aldo Grasso - sono il "Vanna Marchi Show" su Rete A (dalle 23 all'1 di notte) e "Accendi un'amica", condotta da Guido Angeli e trasmessa la domenica mattina su Antenna Sicilia e TeleElefante". Di lei un giovane Vittorio Sgarbi scrisse, nel 1985, sull'Europeo: "Il fenomeno che mi è sembrato così insolito si chiama Vanna Marchi. Questo nome non è legato a una serie di film o a commedie brillanti o a inchieste di attualità, bensì alla vendita di diete e cosmetici. Il suo spazio dunque è quello pubblicitario, anche se i tempi lunghi, circa due ore, sono quelli di una trasmissione. Ciò che colpisce in questo spettacolo di recitazione pura, per così dire selvaggia, è che non avviene niente; noi siamo chiamati ad assistere a un monologo come quelli di Dario Fo o Carmelo Bene...". Vanna Marchi è stata la prima a richiamare la donna italiana a un orgoglio estetico viscerale: le sue crociate contro l'adipe avevano il sapore di una guerra santa contro la grottesca opulenza della modernità, combattuta con il piglio e il fervore emiliano di chi, per accento, consuetudine con le tagliatelle e frequentazioni con una qualche "Cesira", ha dalla sua tutta la genuinità del mondo. Non solo ha creato un modello televisivo unico e ammaliante: è stata anche mattatrice della tivvù quella buona quella che si vuole di serie A. Tanto da frequentare i divani del Maurizio Costanzo Show; tanto da stabilire un record di vendite di biglietti della Lotteria Italia nell'edizione di Fantastico '88-'89; tanto da meritarsi un ruolo nei Promessi sposi del trio Marchesini-Solenghi-Lopez. E ci ha regalato un'autobiografia scritta con Adriana Treves; e un rap (non poteva che intitolarsi "D'accordo?!") divenuto per qualche tempo un tormentone da Blob. Infine, ha mostrato all'Italia tutta, attraverso la shockante mutazione di sua figlia, i mali che possono venire dalle lampade abbronzanti; e di lì ci ha condotti per mano in una dimensione più spirituale, venata di misticismo di matrice brasileira. Senza mai disdegnare l'eventuale botta di culo di una vincita al lotto; senza mancare di sacrificarsi alla coscienza di questo Paese, che crede alle inchieste di Striscia la notizia come gli americani credettero a Bob Woodward e Carl Bernstein, consacrando definitivamente il potere inquisitorio delle Veline. Ora la Vanna e la Stefania finiscono nuovamente dietro le sbarre. Lei, che era tornata a dirigere un centro estetico a Carpi, e la figlia, che lavorava in un bar milanese, sono state arrestate perché si teme che possano fuggire all'estero o reiterare i loro reati. A dirla tutta, pare che il divieto di espatrio fosse scaduto due anni e otto mesi fa: come dire, tempo per fuggire ce n'è stato a iosa. Quanto alla reiterazione del reato: beh, manca il Maestro di Vita e senza lui difficile imbroccare i numeri al Lotto e preparare i talismani e gli amuleti contro le influenze maligne. Al più si può tornare a vendere qualche alga, che non ha mai fatto male a nessuno. Ma quale televisione trasmetterebbe mai una televendita della Marchi? Non basterebbe interdirla da quella attività? E anche fosse: chi acquisterebbe mai i suoi prodotti? O forse non c'è più, in Italia, la sacrosanta libertà di lasciarsi truffare un po'? D'accordo, le gesta della "ditta Marchi" si sono dimostrate, nel tempo, odiose assai. E hanno nuociuto a tanti poveri sprovveduti. Non sappiamo se la loro abiezione cancellerà definitivamente altrettanti, e altrettanto spaventevoli, meriti storici. Sappiamo, tuttavia, che questo arresto, solo una virgola in una vicenda penale annosa e tortuosa, ripropone un uso dello strumento penale e della detenzione come sanzione quali vie esclusive per controllare una questione che, piuttosto, ha a che fare col costume e col consumo. Insomma, davvero il carcere è l'unico modo per far star buona una 66enne (oops, l'abbiamo detto) troppo energica e la sua figliola devastata dal troppo collagene? Scrivere a: abuondiritto@abuondiritto.it

Unita' - Andrea Boraschi, Luigi Manconi - A buon diritto - Promemoria per la sinistra


Sito gestito da
iworks
Scrivi al webmaster
© 2002-2008 A Buon Diritto
Associazione per le libertà
Via dei Laghi, 12 - 00198, Roma
abuondiritto@abuondiritto.it
Tel. 06.85356796 Fax 06.8414268