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Il Tar e il caso Greenpeace
Tutto bene quel che finisce bene? Sì, per una volta possiamo proprio dire così.
Torniamo a parlare della vicenda dei dodici ambientalisti di Greenpeace
cui era stato vietato, dal questore di Brindisi, di rientrare nel
capoluogo pugliese per i prossimi tre anni. Il 30 novembre 2007 avevano
effettuato un’azione di protesta nella centrale a carbone dell’Enel a
Brindisi: "per ricordare - scrivevano nel volantino che accompagnò l’
iniziativa - che, a pochi giorni dall’apertura del vertice delle
Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici a Bali, il carbone è il primo
nemico del clima globale". Aprirono striscioni sia sul tetto che sul
carbonile della centrale: che è il primo impianto per emissioni di gas
serra in Italia, con 14,4 milioni di tonnellate di CO2 nel 2006. "Enel
è la prima azienda "clima killer" in Italia - si leggeva ancora nel
testo - con 51,6 Mton di CO2 nel 2006, il 23% circa del totale delle
emissioni dell’industria regolamentate dalla Direttiva europea Emission
Trading".
[13/05/08] Tutto bene quel che finisce bene? Sì, per una volta possiamo proprio dire così.
Torniamo a parlare della vicenda dei dodici ambientalisti di Greenpeace
cui era stato vietato, dal questore di Brindisi, di rientrare nel
capoluogo pugliese per i prossimi tre anni. Il 30 novembre 2007 avevano
effettuato un’azione di protesta nella centrale a carbone dell’Enel a
Brindisi: "per ricordare - scrivevano nel volantino che accompagnò l’
iniziativa - che, a pochi giorni dall’apertura del vertice delle
Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici a Bali, il carbone è il primo
nemico del clima globale". Aprirono striscioni sia sul tetto che sul
carbonile della centrale: che è il primo impianto per emissioni di gas
serra in Italia, con 14,4 milioni di tonnellate di CO2 nel 2006. "Enel
è la prima azienda "clima killer" in Italia - si leggeva ancora nel
testo - con 51,6 Mton di CO2 nel 2006, il 23% circa del totale delle
emissioni dell’industria regolamentate dalla Direttiva europea Emission
Trading".
Il tutto, per l’appunto, non fu ritenuto di gradimento dalla
questura locale, benché l’azione degli ecologisti non avesse interrotto
l’attività della centrale né avesse causato danni economici diretti all’
azienda. L’ordinanza di divieto di rientro a Brindisi fu emanata in
virtù dell’interpretazione bizzarra di una legge, la 1423/56, che
prevede l’applicazione di misure di prevenzione ante-delictum "nei
confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica
moralità". Il questore riconosceva, nel suo provvedimento, la natura
"ecopacifista" di Greenpeace; e, tuttavia, riservava a quel gruppo di
militanti con una misura altrimenti destinata a "delinquenti abituali":
in particolare, a "coloro che, per il loro comportamento, debbano
ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che siano dediti alla
commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità
fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la
tranquillità pubblica". Mancavano i requisiti richiesti dalla norma: l’
abitualità dei soggetti coinvolti nella commissione dei reati; l’offesa
o il pericolo per l’integrità fisica o morale dei minorenni; l’offesa o
il pericolo per la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica, dal
momento che non vi furono interruzioni nell’erogazione di energia
elettrica ai cittadini. Così, preventivamente, si voleva impedire ogni
diritto alla protesta pacifica, alla contestazione, alla libera
espressione del dissenso. Un po’ come si cerca , scrivemmo in questa
rubrica settimane addietro, "di impedire a qualche ultrà troppo
esuberante di sprangare la testolina di un suo rivale di tifo,
allontanandolo dagli stadi per qualche mese; o come si tiene a bada un
camorrista dal gestire il territorio campano, spedendolo a vivere a
Ortisei". Insomma, ci siamo occupati della vicenda perché si
prefigurava un’ingiustizia palese e grottesca; e perché, in punta di
diritto, i provvedimenti ante delictum ci sembravano e ci sembrano
discutibili rispetto al sistema delle libertà della persona che un
ordinamento liberale deve riconoscere e promuovere.
Ora ci sono buone
notizie. La decisione assunta dal questore di Brindisi è stata
annullata dalla prima sezione del Tar di Lecce: perché è stata
impugnata da Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace,
nel ricorso contro il questore e il ministero dell’Interno. Nelle
motivazioni della sentenza del Tar si legge che "l’attività
dimostrativa è stata attuata a difesa di valori costituzionalmente
protetti quali l’ambiente e la salute della popolazione" e che "la
manifestazione trova apprezzabili e giustificati presupposti nella
situazione di grave rischio dichiarata da tempo per il territorio di
Brindisi". I giudici del Tar scrivono, inoltre, che "anche se deve
accreditarsi che la centrale di Cerano sia conforme alla legge nel
rispetto dei limiti di emissione e nell’utilizzo della migliore
tecnologia a bassa immissione in atmosfera di polveri sottili e
sostanze inquinanti, resta la situazione a rischio ambientale cui
partecipa la centrale stessa con l’utilizzazione del carbone, come
resta quale fatto accertato la natura inquinante di vari elementi
prodotti dalla sua combustione e dispersi in atmosfera. Considerato,
quindi, che l’azione di Greenpeace appare reazione alla violenza
inquinante cui è sottoposto il contesto ambientale, tale da far
recedere di significato eversivo modalità ed intrusioni attuate
diversamente non ammissibili", proseguono i giudici , e visto che "nel
contesto descritto appare del tutto inconfigurabile la valutazione di
persona "socialmente pericolosa" (il riferimento, qui, è al ricorrente,
Giuseppe Onufrio), il Tar di Lecce "sospende il provvedimento del
Questore di Brindisi". C’è da ritenere, a questo punto, che un medesimo
annullamento verrà per gli altri undici militanti allontanati dalla
provincia.
Nel frattempo, in attesa della sentenza, gli attivisti di
Greenpeace avevano ricevuto manifestazioni di solidarietà da più
fronti. Alla mobilitazione online lanciata con il sito dei "Banditi del
clima" (così si è voluta autodefinire quella ecodozzina di
"facinorosi") hanno partecipato più di 500 persone, inviando la propria
foto con il messaggio "Anche io bandito del clima"; e un gruppo di
consiglieri comunali di Brindisi (dei più diversi partiti) ha
presentato un ordine del giorno per proporre la cittadinanza onoraria
ai 12 attivisti.
Morale: non si può sanzionare chi manifesta
pacificamente, magari ai limiti della norma, se la sua azione non causa
danni a terzi e se è volta a tutelare un bene comune come la salute
della collettività; e, soprattutto, non si può impedire preventivamente
che, dopo averlo fatto, possa tornare a farlo. Rimane spazio - questa è
la buona notizia - per il dissenso motivato e legittimo, pacifico e
democratico. E per una felice eterogenesi dei fini, quel questore che
voleva sbarazzarsi di questi fastidiosi ambientalisti potrebbe aver
conquistato loro la cittadinanza onoraria. Mica poco.
Unita' - Andrea Boraschi, Luigi Manconi - A buon diritto - Promemoria per la sinistra
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